Procedura d’infrazione, la UE fa sul serio: cosa rischia ora l’Italia

Finora non è mai stata applicata per nessun paese europeo. Toccherebbe a noi fare da apripista, e la prima volta - tutt'altro che lusinghiera - farebbe scattare confronti del nostro paese una sorveglianza rafforzata

Una partita delicatissima che, come sempre, si gioca sul terreno minato dei numeri che purtroppo non sono a nostro favore. Anzi. Nel 2018 il debito è stato pari al 132,2%, rispetto al 131,4% del 2017, nel 2019 si attesterà al 133,7% e nel 2020 toccherà quota 135,2%.

Ennesima giornata campale nel braccio di ferro tra Roma e Bruxelles che va avanti ormai da mesi, con la Commissione UE che stavolta sembra fare sul serio e dopo una serie di avvisi e richiami, proprio oggi, mercoledì 5 giugno, si appresta a “raccomandare” ai ministri – di fatto alla valutazione politica dei governi – una procedura nei confronti del nostro Paese per disavanzo eccessivo causato dal mancato rispetto della regola del debito.

Secondo alcuni rumors di stampa, l’Unione Europea avrebbe di fatto smontato pezzo per pezzo la lettera che l’Italia venerdì scorso ha inviato a Bruxelles firmata dal Ministro Tria. Nel mirino, in particolare, le due misure totem del Governo guidato dal Premier Conte, Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, che secondo il giudizio della Commissione, avrebbero fallito l’obiettivo mettendo a rischio la tenuta dei mercati italiani ed europei.

Una violazione sotto gli occhi di tutti in barba al criterio del debito, così come codificato nel Fiscal Compact in linea con il quale dovrebbe essere ridotto di un ventesimo l’anno e comunque procedere a passo spedito verso l’obiettivo del 60% del Pil.

L’iter è semplice ma piuttosto lungo: ad “aprire le danze”, pronte a far ballare sui carboni ardenti il Governo, la raccomandazione che la Commissione Ue si appresta ad approvare,chiedendo in concreto ai governi europei di dire la loro su una possibile procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.
Subito dopo sarà chiamato ad esprimersi il Comitato economico e finanziario, l’organismo tecnico i direttori generali dei rispettivi ministeri delle Finanze.
Il successivo appuntamento caldo sarà l’Eurogruppo in programma il prossimo 13 giugno a Lussemburgo, che girerà la palla all’Ecofin del 9 luglio chiamato al “verdetto”: avvio formale della procedura oppure rinvio o infine sospensione in presenza di eventuali impegni aggiuntivi prospettati dal governo.

Una mossa che potrebbe finire per dare l’ultima spallata all’esecutivo gialloverde già in difficoltà e dalle parti di Bruxelles ci si interroga sulle possibili ripercussioni politiche.

EFFETTO BOOMERANG – Attorno al tavolo ci sono diverse scuole di pensiero e secondo i rumors dell’ultima ora tra i commissari c’è chi vuole scongiurare il rischio di finire sul banco degli imputati con l’accusa di aver “tramato” per mettere i bastoni tra le ruote al Governo, con Salvini pronto ad attaccare, traendo forza dal braccio di ferro con l’UE che ad oggi ha premiato il Leader del Carroccio.

Per questo Bruxelles ribadirà con forza la sua apertura al “dialogo” con Roma, per dimostrare in concreto di non avere alcun pregiudizio.

SORVEGLIATI SPECIALI – Secondi alcuni, la stessa Commissione potrebbe consigliare una manovra aggiuntiva da 3,6 miliardi di euro per evitare una procedura di infrazione che finora non è mai stata applicata per nessun paese europeo. Toccherebbe a noi fare da apripista -e la prima volta – tutt’altro che lusinghiera – farebbe scattare confronti del nostro paese una sorveglianza rafforzata, che prevede un monitoraggio costante per verificare se le azioni correttive richieste per rientrare dalla “deviazione significativa” evidenziata siano effettivamente poste in essere.

Al Governo Conte non resta che serrare le fila e prepararsi a quello che si annuncia come un percorso “lacrime e sangue” che potrebbe prevedere aumenti delle tasse e tagli alle spese e ai servizi sociali. Se in questo mese si aprirà un negoziato, per evitare una gabbia che imporrà un rigido programma di risanamento per almeno 5 anni, pena sanzioni, l’Italia dovrà mettere sul tavolo una manovra bis di 3-4 miliardi e prendere impegni solenni sul 2020, anno in cui dovrà risanare il deficit almeno di 11 miliardi (0,6% del Pil).

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Procedura d’infrazione, la UE fa sul serio: cosa rischia ora&nbs...