Privacy, anno zero: per le Pmi il GDPR è stangata da almeno 2 miliardi di euro

L'allarme di Confesercenti

(Teleborsa) Privacy, anno zero. Oggi, infatti, entra in vigore il nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali Gdpr (General Data Protection Regulation) che prevede anche un nuovo regime sanzionatorio per le imprese.

L’introduzione della nuova normativa europea avrà effetti importanti sulla quotidianità delle aziende che trattano dati sensibili di cittadini europei: dai nuovi diritti all’oblio, alla portabilità dei dati all’obbligo di notifica di data breach entro 72 ore; dalla nomina del Data Protection Officer alle nuove figure professionali; dal trattamento dei dati dei dipendenti agli investimenti IT per la compliance delle procedure di trattamento e conservazione; dalla reputazione aziendale alle nuove tecnologie a supporto della protezione dati.
Importanti novità, dunque, riguarderanno l’organizzazione stessa delle aziende che saranno chiamate anche a un notevole sforzo economico che, in tempi di crisi, non può non allarmare. 

Una batosta, sottolinea Confesercenti, che costerà alle imprese almeno 2 miliardi di euro. Il GDPR è una stangata per le circa 4 milioni di PMI italiane, costrette a sostenere costi aggiuntivi per adeguarsi ad una norma burocratica la cui applicazione a tutte le imprese non porta alcun vantaggio effettivo ai cittadini.
STIMA AL RIBASSO – La stima di 2 miliardi di euro è, oltretutto, estremamente conservativa: si basa infatti su una spesa di 500 euro ad impresa, il minimo per l’istituzione e la tenuta del registro dei dati personali e per la redazione della nota informativa. Ma saranno moltissime le PMI che sborseranno molto di più, a seconda della tipologia di attività e del numero di dipendenti e clienti di cui si devono conservare le informazioni. Se riguardano oltre le 250 persone fisiche, infatti, si dovrà anche avere il Dpo, un responsabile esterno del trattamento dati che può costare fino a 5mila euro l’anno.
Un conto decisamente troppo salato per una norma che era nata per limitare gli eccessi dei giganti di Internet e della telefonia, ma che è finita per applicarsi anche a ditte individuali e a piccole imprese come ristoranti, bar e parrucchieri, che pagheranno multe salate in mancanza di un adeguamento.

L’APPELLO DI CONFESERCENTI – “In una fase ancora difficile per le piccole imprese, questi aggravi di natura normativa non hanno senso, e vanno contro lo Statuto delle Imprese – come sempre – e contro tutti i buoni propositi di semplificazione burocratica puntualmente promossi dalle forze politiche. Chiediamo dunque al prossimo esecutivo una svolta, con un doppio intervento da portare a termine con urgenza: l’esclusione dal GDPR delle micro e piccole imprese che non usano dati personali a fini commerciali e l’istituzione del doppio regime (elettronico e cartaceo) per l’emissione di fatture riguardanti gli acquisti di carburanti per auto-trazione. Mettendo così finalmente un limite ad eccessi burocratici la cui utilità è dubbia e la dannosità certa”.

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