Rincari e “tasse Covid”, quanto spenderanno in più gli italiani a fine anno

Secondo il Codacons, su base annua l'aumento dei prezzi e gli scontrini maggiorati alleggeriranno i portafogli delle famiglie di alcune centinaia di euro. I dati

La fine del lockdown e la riapertura degli esercizi commerciali, secondo le testimonianze di consumatori e associazioni di categoria, avrebbero “alleggerito” i portafogli degli italiani: oltre agli aumenti registrati nel periodo delle restrizioni su generi alimentari, in particolare frutta e verdura, e sulla tecnologia (primi fra tutti gli e-book, che segnano un +30,4%), molte attività in tutto lo stivale avrebbero, alla ripartenza, “ritoccato” i prezzi al rialzo, a discapito delle tasche dei consumatori.

Le segnalazioni raccolte

Tra le prime segnalazioni raccolte dal Codacons, c’è stata quella sul prezzo di caffè e cappuccino al bar, visibilmente aumentato in diverse città italiane: “Stiamo ricevendo decine di segnalazioni sugli incrementi dei listini”, ha segnalato l’Associazione, che ha sottolineato come molti esercenti abbiano “ritoccato al rialzo il prezzo di caffè e cappuccino: al centro di Milano, dove il prezzo medio di un espresso è 1,30 euro, si arriva fino a 2 euro (+53,8%). A Roma (1,10) fino a 1,5 euro (+36,3%). A Firenze (1,40) fino a 1,7 euro (+21,5%)”.

Tra i rincari segnalati, anche quelli sui servizi di estetisti e parrucchieri: “in base ai costi medi nelle grandi città”, ha fatto sapere il Codacons, “il prezzo di un taglio passa da una media 20 a 25 euro (+25%), ma con punte che arrivano al +66%, dove secondo una segnalazione a Milano il taglio donna in un salone è passato da 15 a 25 euro”.

La tassa Covid

I consumatori hanno segnalato persino l’addebito sullo scontrino di una “tassa Covid”, un contributo aggiuntivo di 2-4 euro aggiunto da alcuni parrucchieri, estetisti e dentisti: l’intento sarebbe quello di coprire, scaricandoli in parte sui clienti, i costi della sanificazione e dell’adeguamento dei locali. Un fenomeno simile è stato segnalato anche in riferimento ad alcune officine, che avrebbero applicato agli automobilisti un “extra” dai 20 ai 40 euro.

Quanto peseranno gli aumenti sulle famiglie

Il bilancio tracciato dal Codacons è quindi piuttosto pesante: sommando tutti questi rincari, le famiglie italiane spenderanno all’anno in media 536 euro in più ciascuna. L’alimentare sarebbe in testa ai rincari, con 166 euro l’anno in più, insieme al settore della ristorazione, che provocherebbe una spesa di 124 euro in più, dell’abbigliamento e delle calzature (85,5 euro) e dei parrucchieri (30,5 euro).

“Con la riapertura degli esercizi e delle attività e con la ripresa degli spostamenti tra Regioni i consumatori si sono ritrovati a far fronte ad incrementi di prezzi e tariffe in tutti i settori, dal bar al parrucchiere, passando per centri estetici, officine, alimentari, autolavaggi e dentisti, sembra non esserci settore che non abbia ceduto alla tentazione di scaricare sui clienti i maggiori costi legati al Covid”, ha spiegato Carlo Rienzi, presidente del Codacons. A suo avviso, “proprio il generalizzato aumento dei listini nelle prossime settimane potrebbe determinare una stangata per le tasche dei consumatori che, considerati i rincari legati al Covid nei vari settori, potrebbe determinare una maggiore spesa su base annua fino a più 536 euro a famiglia”.

La risposta degli esercenti

Ma la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) respinge le accuse con decisione. Secondo il Vice presidente vicario, Aldo Cursano, quello dell’aumento dei prezzi rappresenterebbe un “polverone ingiustificato”. “Prima untori, ora speculatori. Non possiamo accettare di essere trattati così”, ha affermato. E ha aggiunto: “L’unica priorità è riportare le persone nei locali garantendo loro il massimo della sicurezza e della convenienza”. Secondo la Fipe, insomma, su 300mila imprese presenti in Italia, quelle effettivamente responsabili di rincari ingiustificati e non meglio precisate “tasse Covid” sarebbero una sparuta minoranza. Scorretto, insomma, parlare di speculazione per “pochi casi sparsi qua e là per la penisola”.

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