Previdenza complementare, nel primo semestre 2016 in forte crescita le adesioni

Soprattutto al Nord e al Centro, maglia nera per Sardegna e Calabria

(Teleborsa) La crisi economica e lavorativa, con prospettive poco rosee in termini pensionistici, ha dato una forte spinta nel primo semestre dell’anno alle adesioni alla previdenza complementare. Tra gennaio e giugno 2016, secondo i dati della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip), gli iscritti hanno raggiunto quota 7,5 milioni, con un incremento di circa 280 mila unità (+3,9%). Risultati positivi anche sul fronte dei fondi negoziali, strumento di previdenza complementare istituito sulla base di accordi tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali di specifici settori e pertanto riservata a specifiche categorie di lavoratori. A dare slancio alle adesioni ai fondi negoziali, cresciuti del 4,6% a 2,5 milioni di iscritti, è stato il Fondo Prevedi, dei lavoratori edili dell’industria e dell’artigianato, per il quale è scattato un meccanismo di adesione automatica, seguiti dal Fondo Perseo Sirio, cui aderiscono i lavoratori pubblici e del comparto Sanità.

Fondi aperti e nuovi Pip

Gli iscritti ai fondi aperti – creati e gestiti da banche e assicurazioni, ad esempio – sono aumentati invece di 50 mila unità attestandosi a fine giugno a 1,2 milioni di iscritti. In aumento anche le adesioni ai piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP), forme pensionistiche complementari esclusivamente individuali rivolte a tutti coloro che, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa, intendano costruirsi una rendita integrativa, con 2,7 milioni di nuove adesioni nei primi sei mesi del 2016.

Risorse per oltre 143 miliardi di euro

A fine giugno 2016 il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari – secondo i dati del Covip – si è attestato a 143,7 miliardi di euro, migliorando del 2,6% le risorse complessive in gestione rispetto a fine 2015. Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 44 miliardi, i nuovi Pip a 21,6 miliardi e i fondi aperti di 16 miliardi.

Un terzo delle adesioni per la fascia d’età 45-64 anni

Ma come si indirizzano gli italiani in tema di previdenza complementare? Statistiche alla mano, risulta che solamente il 16% dei lavoratori con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare Il tasso di adesione è pari al 24% per i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni, percentuale che sale al 31% per quelli tra 45 e 64 anni. In totale l’età media degli aderenti è di poco superiore ai 46 anni, con gli iscritti di sesso maschile che rappresentano il 61,1 per cento del totale.

Il Nord guida la classifica

Scorrendo la classifica delle regioni più prudenti e lungimiranti, il Nord si attesta in media al 30% per tassi di partecipazione. I livelli più elevati si registrano in Valle d’Aosta e in Trentino Alto Adige, con una percentuale superiore al 40%. Valori intorno al 30% si osservano in Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Veneto, mentre nelle altre regioni del Nord la partecipazione non scende mai sotto il 27%. Al Centro le adesioni si attestano in media al 25%, con la lodevole eccezione della Toscana che raggiunge il 28%. Diverso invece il discorso nel Sud Italia, dove solamente il 18% dei lavoratori punta su una previdenza complementare: tutte le regioni del Mezzogiorno sono sotto la media nazionale, maglia nera per Calabria e Sardegna con il 15%.

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