Prestito d’onore, il debito cha aiuta a studiare all’università rischia di essere un boomerang

Più prestiti d'onore e tasse universitarie più alte sembra essere un modello che dagli Stati Uniti possa prendere piede anche in Italia. Ma i risultati d'oltreoceano raccontano una storia diversa

Allo scopo di far tornare i conti delle malridotte casse degli atenei italiani, nel decreto legge sulla spending review  è stato dato via libera alla possibile estensione dei rincari delle rette universitarie a tutti gli studenti, fatta eccezione per i meno abbienti.
Laumento delle tasse (anche) in ambito accademico sembra essere, ancora una volta, l’unica la soluzione allo stato di crisi in cui versa il settore pubblico del Belpaese.
Andrea Ichino e Daniele Terlizzese, due esperti di economia e istruzione, sottolineano in un libro di recente pubblicazione ( "Facoltà di scelta. L’università salvata dagli studenti", Rizzoli) le criticità del sistema accademico italiano e propongono, per salvare le nostre Università dal fallimento, aumentandone al tempo stesso la qualità formativa e la competitività, di avvicinarsi al modello statunitense: eliminare il tetto alle rette, libere di puntare a vette anglossasoni e contemporaneamente promuovere l’erogazione di mutui per i meno abbienti, che potranno essere rimborsati dopo la laurea, con i redditi del primo lavoro.

Prestiti d’onore e tasse più alte sembra essere un modello che dagli Stati Uniti possa prendere piede anche in Italia. 

COS’E’ UN PRESTITO D’ONORE

Il prestito d’onore ovvero “Fondo per il credito ai giovani” è un tipo di finanziamento rivolto prevalentemente ai giovani, siano essi imprenditori o studenti meritevoli. Quello specifico per l’autoimpiego (avvio di un’azienda) è in parte a fondo perduto, ma quello per gli studenti no. In quest’ultimo caso, il rimborso delle rate comincia una volta finiti gli studi e la restituzione di questo tipo di finanziamento è soggetta ad un tasso di interesse non ben specificato il cui unico limite è quello di non poter superare il tasso legale in vigore alla data di concessione.
Si tratta di un prestito garantito dallo Stato, che può erogare fino a 25.000 euro in rate annuali, da restituire una volta finiti gli studi. L’ammontare delle rate annuali vanno da un minimo di 3.000 euro ed arrivano ad un massimo di 5.000 euro. A differenza degli altri tipi di prestiti personali, le banche che erogano il finanziamento non possono rifiutarsi di farlo per mancanza di garanzia.
E’ accessibile per tutti gli studenti iscritti a un corso di laurea triennale, magistrale, master e dottorato e abbia ottenuto almeno 75/100 all’esame di maturità. A chi è già in possesso di una laurea triennale è richiesto di essere in regola con il pagamento delle tasse universitarie e un diploma di laurea triennale con una votazione pari almeno a 100/110.
Per garantirsi il prestito occorre essere degli studenti modello, infatti l’erogazione di ogni rata annuale è vincolata al superamento di almeno la metà degli esami previsti dal piano di studi per l’anno precedente.

Va precisato inoltre, che la restituzione del prestito, rateizzabile dai 3 ai 15 anni, deve iniziare dopo 30 mesi dall’erogazione dell’ultima rata. Questo significa che, se l’ultima rata viene erogata all’inizio dell’ultimo anno accademico che precede il conseguimento della laurea, i neo laureati hanno circa un anno e mezzo per trovare un impiego che gli consenta di poter restituire il finanziamento. Qualora il lavoro non si concretizzasse e fossero ancora disoccupati cominciano i dolori, poiché devono pagare comunque.

STUDENTI IN BANCAROTTA

I risultati che recentemente giungono da oltreoceano sono tutt’altro che incoraggianti. L’insolvenza degli studenti universitari americani ha raggiunto cifre preoccupanti, al punto che si teme l’esplosione di una seconda bolla finanziaria (come la crisi dei mutui subprime del 2006). Lo scorso dicembre la Fed ha annunciato che nel terzo trimestre del 2012 il debito studentesco è aumentato di 42 miliardi di dollari, rischiando di diventare una costante irreversibile di un sistema al collasso.

Ma i problemi non si riflettono solo in ambito finanziario. Un recente articolo del New York Times (For Poor, Leap to College Often Ends in a Hard Fall) spiega l’attuale fallimento del sistema anche dal punto di vista della mobilità sociale. L’autorevole quotidiano illustra gli aspetti negativi degli student loan, ritenuti responsabili di aumentare il divario tra ricchi e poveri, creando grosse difficoltà ai meno abbienti, anziché ridurle.

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