Premi Rc auto, +245% in 18 anni. Ecco le liberalizzazioni che dovevano ridurli

L'assicurazione auto è cresciuta 5 volte più dell'inflazione e si mangia il 6,5% dello stipendio. Eppure sono state molte le liberalizzazioni del settore. Ecco le più recenti

Ci abbiamo creduto, ci abbiamo sperato. Le liberalizzazioni nel settore dell’assicurazione auto partite nel lontano 1994 avrebbero dovuto portare una sensibile riduzione dei premi. Invece nel giro di 18 anni il costo della polizza è cresciuto del 245%, quasi 5 volte l’aumento del costo della vita nello stesso periodo.

Non è servita l’apertura del mercato ai concorrenti stranieri, non sono serviti gli interventi sul contratto come il trasferimento della classe di merito, la polizza base e tutti gli altri. Agli inizi del 1994, col regime delle tariffe amministrate, per assicurare un’auto di media cilindrata ci volevano in media 700mila lire, cioè 390 euro. Nel 2012 si è passati 1.350 euro. Ai proprietari di moto è andata anche peggio con punte di rincaro del 480%.

4 milioni e mezzo di veicoli non assicurati

Sono i calcoli di Adusbef e Federconsumatori che aggiungono all’aumento percentuale un altro dato sconfortante: su 6 paesi europei considerati, l’Italia è quello in cui il costo assicurativo incide di più sul reddito di una famiglia. Da noi il peso della polizza Rc auto si mangia il 6,5% dello stipendio medio, contro il 3% della Spagna, il 2,9% di Francia e Irlanda, il 2,8% della Germania, fino a un minimo 2,2% della Gran Bretagna.

Ancora più allarmante è l’effetto che ha prodotto questa escalation dei prezzi. Secondo le associazioni dei consumatori sulle strade italiane circolerebbero ben 4,5 milioni di veicoli non assicurati, "un pericolo per l’incolumità propria e dei terzi trasportati e danneggiati, che non sempre vengono risarciti dal Fondo Vittime della Strada".

Tutte le misure fallite

Che cosa non ha funzionato? Difficile dare una sola risposta. I fattori sono molti: la sinitrosità elevata, soprattutto in alcune aree del paese, e il fenomeno purtroppo esteso delle truffe alle assicurazioni. Ma anche le politiche "di cartello" delle compagnie e un processo di liberalizzazione che ha sempre avuto la strada difficile.

Proviamo a riepilogare i provvedimenti più recenti che, nelle intenzioni del legislatore, avrebbero dovuto invertire questa tendenza al rialzo:

Trasferimento delle classe di merito: introdotta dal decreto Bersani del 2007, la norma permette di "portarsi dietro" la classe di una precedente polizza di un veicolo alla stipula di un nuovo contratto invece di ricominciare dalla 14a come accadeva prima. E’ anche possibile ereditare la classe di un familiare convivente.

Comparazione obbligatoria: un’altra ondata di liberalizzazioni arriva col primo decreto sviluppo del governo Monti. Tra le diverse norme, quella che impone agli agenti l’obbligo di 3 preventivi di compagnie diverse per consentire al cliente un confronto e un risparmio. Una regola "difficile" per la maggior parte delle agenzie che sono monomandatarie.

Contratto base: lo stesso decreto prevede anche l’obbligo per gli assicuratori di presentare una "polizza standard" per aumentare la trasparenza dei costi e le possibilità di confronto. Deve contenere il massimale di legge, il meccanismo bonus-malus senza franchigia e la clausola di guida libera.

Stop al tacito rinnovo: il secondo decreto sviluppo Monti ha bloccato la clausola di rinnovo automatico delle polizze alla scadenza. Un modo per aumentare la possibilità di cambiare compagnia risparmiando. In un primo momento si temeva che venisse meno la copertura automatica di 15 giorni dopo la scadenza, ma il ministero ha confermato la sua operatività.

Scatola nera sulle auto: è prevista anche una riduzione del premio assicurativo per l’automobilista che accetta di installare a bordo dell’auto "meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo". Un provvedimento ancora da attuare tecnicamente. (A.D.M.)

 

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