Prelievo forzato sui conti correnti per salvarsi dal default. L’effetto Cipro può arrivare in Italia?

Per salvare il sistema bancario si prendono i soldi dei clienti. Succede a Cipro ma il panico fa il giro del mondo. E in Italia c'è già stato un precedente...

Cosa succede ai cittadini quando lo Stato va in default? Un piccolo assaggio ci viene da Cipro, una perla del mediterraneo ma soprattutto della finanza internazionale. Che ora, per non collassare, è costretta a mettere le mani nei conti correnti dei suoi cittadini. All’inizio con un prelievo forzato "monstre" di quasi il 10% della giacenza, ma subito ritoccato al ribasso per le giacenze più piccole, vista la reazione di panico dei mercati finanziari e dello spread. Ma intanto la bomba è scoppiata. Perché non si tratta di un problema di un’isola lontana che non ci riguarda. Cipro è un paese della Ue, ha l’euro e soprattutto è una delle cassaforti d’Europa (e non solo). E se è successo lì – molti si chiedono – perché non può succedere da noi?

Prelievo forzato dalla cassaforte d’Europa

Sebbene da un paio d’anni sia passata nella "white list" del nostro Ministero delle finanze, uscendo dalla lista nera dei paradisi fiscali, la mano leggera del fisco cipriota e una certa disinvoltura in materia di antiriciclaggio hanno continuato ad attrarre capitali da tutto il continente e soprattutto dalla Russia. Un afflusso che ha gonfiato a dismisura il sistema bancario dell’isola: a fronte di un Pil del paese di 18 miliardi (solo lo 0,2% del Pil europeo), le sue banche posseggono asset finanziari per 158 miliardi, l’870% in più. E’ stata la fortuna del piccolo Stato e ora rischia di essere la sua rovina.

Prendere dai correntisti per salvare le banche

Il paese, infatti, costretto a una cura da cavallo per ricevere l’aiuto del Fondo salva-Stati europeo, andrà a trovare le risorse proprio nella cassaforte nazionale – le banche – imponendo una tassa sui conti correnti inizialmente pensata con sole due aliquote pesantissime: del 9,90% per i depositi superiori a 100mila euro e del 6,75% per quelli di importo inferiore.

A distanza di un giorno, dopo la reazione dei mercati, arriva un parziale retromarcia dei "mandanti" di questa operazione l’Eurogruppo con la Germania in testa: una raccomandazione al governo cipriota perché vengano rimodulate le aliquote in base a un criterio di progressività, incidendo poco o nulla sui conti più "poveri".

In ogni caso il ricavato dell’operazione rientrerà nel circuito bancario e servirà ad acquistare azioni delle stesse banche e a salvarne – si spera – la stabilità.

Partita la corsa al bancomat

Comunque venga formulato si tratta di un provvedimento shock che che ha avuto come primo risultato l’assalto ai bancomat per prelevare i risparmi. Un effetto previsto che ha portato il governo cipriota a imporre la chiusura delle banche per due giorni.

Un effetto domino. Le banche perdono liquidità da due parti: col prelievo forzato (che però si trasforma in capitale delle stesse banche) e – cosa ben più pericolosa – col ritiro delle giacenze da parte dei correntisti. Ma la scure colpisce soprattutto le famiglie per molte delle quali, già provate dalla crisi, questo rischia di essere il colpo di grazia.
 

E cosa sta succedendo in Italia?… CONTINUA ►



Un precedente pericoloso

Cosa c’entra l’Italia e il resto d’Europa in tutto questo? Innanzitutto, come abbiamo detto, tutti i paesi europei – chi più chi meno –  hanno soldi a Cipro. Ma soprattutto questa misura ha infranto un tabù. I giri di vite imposti finora dalla cosiddetta Troika (Ue, Bce, Fmi) per il salvataggio di altre economie (Grecia, Irlanda, Portogallo) non erano mai giunti al prelievo forzato dai conti correnti.

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, "non crede" che in Italia si possa arrivare a una manovra così drastica. Ma un precedente analogo, sebbene di importo ben inferiore (il 6 per mille), da noi c’è già: nel 1992 Giuliano Amato, allora presidente di un altro governo tecnico, varò una patrimoniale sui depositi bancari all’interno di una manovra da 30mila miliardi delle vecchie lire.

Intanto il nervosismo ha raggiunto anche Wall Street. E le borse, per definizione, reagiscono agli eventi economico-finanziari molto prima dei governi.

Pompieri o piromani?

Il paradosso – sostengono ormai da più parti – è che a intervenire per spegnere l’incendio sono gli stessi piromani. E questo si sta verificando sempre più spesso. Le politiche di estremo rigore imposte ai paesi in difficoltà dalle istituzioni finanziarie europee su pressione dei paesi forti come la Germania, rischiano di essere benzina – e non acqua – sul fuoco della crisi internazionale.

Ogni sistema bancario si regge essenzialmente sulla fiducia: la fiducia nella solvibilità e nella protezione dei risparmi. E niente come la paura di un default  innesca il default. Manovre di questo tipo non sostengono certo la fiducia dei famosi mercati, che poi sono anche fatti dai risparmi delle famiglie. Una lezione da imparare prima che sia tardi. (A.D.M.)

< TORNA ALLA PRIMA PAGINA

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Prelievo forzato sui conti correnti per salvarsi dal default. L’...