Povertà, in Sicilia fa più paura che altrove: è la regione d’Europa a più alto rischio

Nell'isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9 per cento) non studia né lavora (Neet)

(Teleborsa) Povertà: una parola che fa sempre più paura, ogni giorno di più. Ancora di più se si guarda al rapporto choc diffuso da Oxfam appena pochi gioni giorni fa in occasione del Forum economica mondiali di Davos.

Viviamo e andiamo sempre più in direzione di un mondo diseguale dove la forbice tra ricchezza e povertà aumenta di giorno in giorno.  Tradotto: i ricchi sono sempre più ricchi. I poveri sempre più poveri.
1% contro tutti – In linea con il rapporto, l’ 82% dell’incremento di ricchezza netta registrato tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato all’1% più ricco della popolazione globale, mentre a 3,7 miliardi di persone che costituiscono la metà più povera del mondo non è arrivato un solo centesimo. Il dossier rivela anche come “il sistema economico attuale consenta solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame”.

CHE SUCCEDE IN ITALIA?  – A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. La quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani superava di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione.

EMERGENZA IN SICILIA – Una situazione drammatica. In alcune zone più di altre. La Sicilia è la regione con il più alto tasso di persone a rischio povertà in Europa: il 41,8 per cento. Nell’isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9 per cento) non studia né lavora (Neet).
E non solo: una bimba nata in Sicilia nel 2016 ha una speranza di vita di due-tre anni in meno di una bambina nata altrove. Anche rispetto al nord Italia: 83,8 anni a Palermo, 86,3 a Trento. Lo dicono i dati di una ricerca sull’attuazione in Sicilia del Sia (Sostegno all’inclusione attiva), la misura contro la povertà adottata nel paese nel 2016 e che, da quest’anno, ha lasciato spazio al Reddito d’inclusione (Rei).

Una ricerca dai toni drammatici che è stata illustrata da Liliana Leone, direttrice del Cevas, il centro di studi sulle politiche pubbliche con sede a Roma. In Sicilia ha coinvolto 47 distretti sociosanitari su 55 scegliendo Palermo come il luogo di uno degli otto studi di caso svolti in Italia. I dati sono stati al centro del meeting “Contrastare la povertà per la crescita della Sicilia”, organizzato a Palermo.

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