Ponte crollato a Albiano Magra: i costi di una manutenzione che non c’è

Mentre si aprono tre indagini parallele e Ansa assicura sull'"assenza di criticità", ecco quanto costerebbe mantenere in buono stato i ponti italiani

Un disastro nel disastro dell’emergenza sanitaria, che avrebbe potuto essere un altro ponte Morandi, se solo il traffico fosse stato quello di un giorno qualunque non in quarantena. Due le vetture coinvolte con una una sola persona rimasta ferita, per pura fortuna in modo non grave.

Tre indagini parallele

Mentre sono in totale tre le indagini aperte sul crollo del ponte stradale di Albiano Magra, nei pressi del comune di Aulla, l’ipotesi penale della procura di Massa Carrara è quella di disastro colposo. La procura ha intanto posto l’area sotto sequestro.

Da parte sua Anas ha avviato una commissione di indagine interna per accertare la dinamica e le cause del crollo. Ciò che stupisce, per non dire fa arrabbiare, è che il sindaco di Aulla Roberto Valettini ha parlato di pericolo “segnalato più volte agli enti competenti”, in particolare proprio ad Anas, gestore del viadotto dal 2018.

Un ponte “vecchio”

La costruzione del ponte, costituito da una serie di cinque arcate in calcestruzzo con lunghezza complessiva di 258 metri, risale al 1908, ricostruito nel secondo dopoguerra.

L’opera, unitamente a tutta l’arteria, è entrata in gestione ad Anas a novembre del 2018, a seguito dell’emanazione del DPCM 20 febbraio 2018, che stabiliva una revisione complessiva della rete stradale di interesse nazionale e della rete stradale di interesse regionale, in particolare toscana. L’infrastruttura era, fino a tale data, gestita dalla Provincia di Massa e Carrara.

La gestione di Anas

“Mi sono spolmonato nei solleciti” per far fare sopralluoghi e anche indagini, ha spiegato Valettini, dichiarando di aver scritto ben cinque lettere ad Anas. In una delle due risposte ricevute, Anas scriveva che il viadotto, già attenzionato e sorvegliato dal suo personale, “non presenta al momento criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica” per cui “non sono giustificati provvedimenti emergenziali”.

A indagare intanto è anche il ministero dei Trasporti tramite un’apposita commissione di inchiesta istituita dalla ministra Paola De Micheli: entro trenta giorni dovrà elaborare una dettagliata relazione, anche sulla base di quanto deposto da Anas, che dovrà fornire “l’intera documentazione riguardante la realizzazione dell’opera e la sua manutenzione, e dare tutte le informazioni necessarie e il supporto tecnico per la ricostruzione dell’accaduto”.

Eppure Anas ha ribadito che a partire dal 2019 il ponte è stato oggetto di sopralluoghi e verifiche periodiche, anche rispetto a segnalazioni degli enti locali, che “non hanno evidenziato criticità”.

Quanti sono i ponti in Italia a rischio

I dati dicono che a gennaio erano ancora circa 3500 i ponti a rischio in Italia non ancora controllati e non sottosti a manutenzione. Come sappiamo, la sequenza di crolli di infrastrutture stradali italiane “sta assumendo, da alcuni anni, un carattere di preoccupante regolarità”.

L’elemento in comune è l’età media delle opere: gran parte dei ponti stradali ha superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato realizzate con le tecnologie disponibili nel secondo dopoguerra, cioè negli anni ’50 e ’60.

Come ha spiegato bene Antonio Occhiuzzi, direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr, “decine di migliaia di ponti” in Italia hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti, secondo un equilibrio tra costi ed esigenze della ricostruzione nazionale dopo la seconda guerra mondiale e la durabilità delle opere.

Quanto costerebbe la manutenzione

In moltissimi casi, i costi prevedibili per la manutenzione straordinaria che sarebbe necessaria a questi ponti superano quelli associabili alla demolizione e ricostruzione. “Quelli ricostruiti, inoltre, sarebbero dimensionati per i carichi dei veicoli attuali, molto maggiori di quelli presenti sulla rete stradale italiana nella metà del secolo scorso”.

Il costo di un ponte è pari a circa 2mila euro al mq. Ipotizzando una dimensione media di 800 mq e un numero di ponti pari a 10mila, le cifre necessarie per l’ammodernamento dei ponti stradali in Italia secondo Occhiuzzi sarebbero di “decine di miliardi di euro“.

Ecco perché servirebbe una sorta di “piano Marshall” per le infrastrutture stradali italiane, basato su una sostituzione di gran parte dei ponti italiani con nuove opere caratterizzate da una vita utile di 100 anni. “Così come avvenuto negli anni ’50 e ’60, d’altra parte, le ripercussioni positive sull’economia nazionale, ma anche quelle sull’indebitamento, sarebbero significative”.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Ponte crollato a Albiano Magra: i costi di una manutenzione che non&nb...