Pmi e contratti di rete, insieme per fare sistema a confrontarsi sul mercato globale

La collaborazione industriale e commerciale può abbattere i costi e far crescere la competitività. Una soluzione contro la parcellizzazione del tessuto produttivo che piace sempre di più

Un interessante articolo pubblicato su Lavoce.info, "Quella rete che aiuta le imprese" (lettura consigliata), firmato da Francesco Solaro, offre una sintesi sull’efficacia del contratto di rete come strumento per la crescita delle piccole imprese. 

Premessa: il contratto di rete è un’organizzazione, riconosciuta dalla legge – dunque un soggetto giuridico – dove più organizzazioni collaborano per la realizzazione di un processo industriale. Lo scopo è semplice: unire le forze per ottenere risultati migliori.

A filo di legge (leggi nn. 33 e 99 del 1999), il contratto di rete prevede un accordo – dunque veri e propri obblighi giuridici – per scambiarsi, in funzione della propria attività, informazioni e prestazioni di natura industriale, tecnologica e commerciale. Con il fine di realizzare un determinato obiettivo: dall’internazionalizzazione, alla ricerca, dallo sviluppo di prodotti al miglioramento dei processi di vendita/organizzativi.

È intuibile come, in una fase di scarsa liquidità come questa, se si chiedono grossi sforzi sul fronte dell’innovazione e della penetrazione commerciale all’estero, il contratto di rete diventa una soluzione, una risorsa da prendere in considerazione come “percorso anti-crisi”. Se si volesse ridurre a uno slogan l’istituto, si potrebbero usare questo: “unire le forze per sfidare i mercati, alla faccia del credit crunch ;)”.

Come riporta Francesco Solaro, in base a una ricerca del dicembre 2012 del ministero dello Sviluppo Economico, l’istituto dispone di potenzialità di prim’ordine.

“I risultati di un’indagine qualitativa del ministero dello Sviluppo economico, la prima indagine sul territorio nazionale, effettuata a dicembre 2012, mostrano che circa il 50 per cento delle imprese in rete intervistate ha dichiarato che il contratto ha come obiettivo quello di accrescere la propria competitività sui mercati europei (42,4 per cento su quelli extraeuropei), dato che rispecchia la vocazione internazionalista per il quale il contratto è stato istituito. Tuttavia gli imprenditori che sono in rete si aspettano prima di tutto un aumento della propria competitività sul mercato italiano (63,8 per cento del campione), seguito dall’innovazione di prodotto e di servizio (59,9 per cento), dalla promozione di un marchio comune e dalla realizzazione di attività in ricerca e sviluppo (52,3 per cento). Tra i vantaggi che ha comportato la rete spicca quello di aver incrementato il know-how dell’azienda (36,5 per cento); vengono poi indicati il miglioramento delle relazioni commerciali (35,9 per cento ), le agevolazioni fiscali (17,1 per cento ) e infine la facilitazione all’accesso al credito (12,8 per cento )… Riguardo ai benefici che il contratto di rete ha prodotto sulle performance aziendali si segnala una diminuzione dei costi di produzione (16,7 per cento ), un sensibile aumento del fatturato (38,5 per cento ), degli investimenti (33,3 per cento ), dell’occupazione (25,6 per cento ) e dell’export (21,8 per cento )… ”.

La diffusione del contratto di rete – secondo Uniocamere – è in crescita costante e non solo localizzata al Centro-Nord. La Regione capofila è la Lombardia, seguita da Emilia Romagna e Veneto, mentre al Sud, Campania e Puglia stanno mostrando numeri interessanti. In aprile l’indagine registra la presenza di 768 contratti di rete (a novembre 2012 erano 523), coinvolgendo 3.964 imprese, 20 Regioni e 100 Province.

Fabio Cavallotti @starthappy_it

 

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