I pirati investono in Borsa. Anzi, la creano

In Somalia, i proventi degli abbordaggi animano un vero e proprio mercato azionario

Pirati della finanza” si sente spesso dire, e si pensa immediatamente agli speculatori di Wall-Street o agli “inventori” dei prodotti derivati.
Ora, i pirati, quelli veri, reclamano a buon diritto il proprio status.

In Somalia, le ciurme di corsari che gravitano sul porto di Haradheere (400 km a nord di Mogadiscio) hanno infatti fondato una cooperativa di finanziamento dei propri abbordaggi nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano, una specie di mercato borsistico che raccoglie capitali e li “reinveste” in motoscafi, kalashnikov ed esplosivo. Ridistribuendo utili.

Attraverso la “Borsa di Haradheere”, la pirateria diventa un’attività collettiva che coinvolge la comunità locale. Nel suo particolarissimo listino, si quotano “società di navigazione”  (leggi, “le ciurme di pirati“): 15 all’inaugurazione della Borsa, già 72 oggi.
 
Parte dei riscatti pagati per la restituzione delle navi rientra nel ciclo economico attraverso il finanziamento delle istituzioni locali. Le quali, a loro volta, costruiscono infrastrutture, scuole e ospedali.
“Il business legato alla pirateria è diventato l’attività più redditizia della nostra area e, in quanto gente del posto, noi dipendiamo dai suoi profitti”. Lo ammette candidamente Mohamed Adam, che in teoria dovrebbe essere il vice capo della polizia locale.

La funzione sociale della pirateria è legata anche al fatto che, per molti somali, le alternative non sono allettanti. A Mogadiscio si combatte e, nei villaggi dell’interno, le Corti islamiche vietano ai giovani somali i più elementari passatempi.
Emigrare?
“All’inizio volevo andarmene, poi mi sono ricordato dei miei compagni morti in mare mentre cercavano di emigrare in Italia“, dichiara a Reuters Abdirahman Ali, un ex studente di Mogadiscio che adesso fa la guardia a una nave thailandese ormeggiata ad Haradheere dopo il sequestro.

Ed ecco che arriva la Borsa, aperta 24 ore su 24, efficiente e pulita come tutti i santuari della finanza.
Di fatto, i proventi dell’impresa collettiva “abbordaggi & sequestri” sono aumentati negli ultimi mesi da un totale di 2-3 milioni di dollari a circa 4 milioni. Tutto grazie all’allargamento della base degli investitori e alla sempre maggiore condivisione dei rischi.

Lo Haradheere Stock Exchange anima la città e concentra gli investimenti della diaspora somala così come i proventi degli abbordaggi, ma non solo: c’è chi ci “investe” una bomba fatta in casa o la pistola dello zio.
“Sono in attesa del mio utile dopo avere contribuito all’operazione con una granata a razzo“, dice Sahra Ibrahim, 22 anni, che aveva ricevuto l’ordigno sotto forma di “alimento” dall’ex marito.
“Sono felice e fortunata. Da quando sono entrata nell”impresa’, ho guadagnato 75mila dollari in soli 38 giorni“.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

I pirati investono in Borsa. Anzi, la creano