Pil, occupazione, accesso al credito: luci e ombre sull’economia 2013 dal bollettino di Bankitalia

L'uscita dal tunnel è vicina, ma le previsioni sul Pil sono al ribasso. Il bollettino trimestrale di Bankitalia lascia presagire un futuro ancora difficile per l'economia italiana. O no?

“La crisi si allunga, lo dice Bankitalia”, “Bankitalia ottimista: “fuori dalla recessione nel 2013”. Due titoli da fonti entrambe autorevoli (rispettivamente la CGIA di Mestre e l’agenzia di stampa Agi) che interpretano in modo diverso i dati forniti dal bollettino economico emesso trimestralmente dalla Banca d’Italia.
Cosa determina letture così disparate su una materia che, almeno all’apparenza, non dovrebbe fornire spunti esegetici particolarmente creativi? Vediamo le previsioni degli analisti della massima istituzione finanziaria italiana per i capitoli più significativi.

RECESSIONE / PIL
L’Italia avrà un Pil negativo nel 2013 con le stime riviste al ribasso: -2,4% nel 2012, in linea con il governo, e -0,7% nel 2013 contro il -0,2% del governo. Tuttavia, “Le previsioni del Governo e dei principali analisti, pur prefigurando per l’Italia una crescita negativa nella media del 2013, restano coerenti con un’uscita dalla recessione nel corso del prossimo anno”. Anche tali previsioni implicano che, su base trimestrale, il Pil smetta di diminuire nel corso del 2013“. A un più rapido ritorno alla crescita può contribuire un miglioramento delle condizioni del credito e del clima di fiducia. E un maggiore sostegno dalla domanda estera.

OCCUPAZIONE E SALARI
“Nel complesso del 2012 e nel prossimo biennio le retribuzioni unitarie di fatto dovrebbero continuare a crescere a un ritmo inferiore a quello dei prezzi al consumo, con una conseguente ulteriore riduzione dei salari reali”. Ovvero fino al 2014 i salari aumenteranno meno dell’inflazione.
Non sono più rosee le prospettive occupazionali del mercato del lavoro, che restano sfavorevoli soprattutto per i giovani e le donne, che hanno incrementato l’offerta di prestazione. In prospettiva, “le inchieste qualitative presso le imprese condotte in settembre dall’Istat e dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore non prefigurano un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro”. In particolare, sottolinea l’istituto di Via Nazionale, “le imprese hanno ridotto la domanda per profili professionali elevati (quadri, dirigenti e impiegati) e hanno aumentato quella per mansioni manuali, invertendo il processo di ricomposizione verso qualifiche più elevate osservato fino alla fine del 2011. Ne è derivato un calo più marcato del tasso di occupazione dei laureati e diplomati e dei giovani con meno di 35 anni, a fronte della sostanziale stabilità tra i meno istruiti e i più anziani”.

CREDIT CRUNCH
“I tassi sui prestiti a famiglie e imprese – spiega la Banca d’Italia – sono scesi in agosto; i criteri di concessione dei finanziamenti sono divenuti più favorevoli rispetto a quelli assai restrittivi di inizio anno. Restano tensioni che indicano una trasmissione ancora diseguale della politica monetaria; il costo del credito rimane superiore alla media dell’area“. Pur beneficiando della riduzione dei tassi, il costo del denaro rimane uno dei più alti dell’Eurozona per famiglie e imprese.

In sintesi, il prodotto interno lordo sarà negativo ma nel 2013 usciremo dalla recessione; il mercato del lavoro non migliorerà; finanziamenti e mutui, pur con i tassi bassi della BCE, rimangono tra i più inaccessibili dell’Eurozona. Tocca a noi ora vedere il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto.

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