Salvare l’euro è necessario ma rischioso. Serve una tassa anti-speculazioni

Il maxi-piano da 750 miliardi è indispensabile ma pericoloso. Rischia di dare agli speculatori altra linfa da succhiare. Per evitarlo basterebbe tassare (un minimo) le rendite finanziarie

Ci si abitua alle isterie della Borsa? Venerdì i mercati chiudono con perdite secche nell’ordine del 3-5%, lunedì alla riapertura decollano e concludono la giornata con un guadagno di 10 punti (Milano chiude al +11%). Che cosa è successo in mezzo? L’annuncio di un piano da 750 miliardi per salvare la Grecia e l’euro. L’annuncio: per ora è solo questo. Eppure tanto è bastato per innescare l’euforia in Borsa. Perché psicologia e finanza vanno a braccetto. Anche se a volte l’abbraccio è mortale.

Già, perché mentre i piccoli risparmiatori rimangono smarriti di fronte al su e giù delle Borse – esultando un giorno e piangendo il giorno dopo – qualcuno sulle montagne russe si diverte. E guadagna. Sono gli speculatori, per i quali il piano di salvataggio è stato un enorme regalo: la ripresa a razzo dell’inizio della settimana è una grande notizia per chi ha comprato ai minimi venerdì scorso. Insomma, anche se forse le intenzioni della Bce e del Fmi non erano queste, la speculazione è stata premiata.

Questa storia ha due “morali”, una per i governi e l’altra per i mercati, entrambe pericolose.

Una manovra poco “educativa”

La prima è quella che dice ai responsabili delle politiche economiche nazionali: non importa se i vostri conti sono sballati, se spendete molto più di quello che producete, se le manovre che adottate sono inefficaci: ci sarà sempre qualcuno a salvarvi. Un segnale poco “educativo”, che diventa un precedente rischioso. La decisione della Bce  di acquistare i titoli di stato di Portogallo e Spagna – prossimi a diventare spazzatura, dopo quelli della Grecia – a condizione che questi paesi adottino programmi di risanamento del debito, ha tutta l’aria un intervento “paternalista”: ti rimprovero ma alla fine ti aiuto.

Sicuramente la necessità di un intervento esiste perché il default di un paese dell’area euro avrebbe effetti devastanti. Ma è sano che le finanze pubbliche dipendano così dalle tempeste di Borsa? Avere un paracadute di questa dimensione non invoglia gli Stati a lanciarsi con troppa disinvoltura sui mercati finanziari?

Nuovo sangue per i vampiri?

La seconda morale è per i mercati. E purtroppo va a favore degli speculatori. Come veri parassiti, non vogliono certo che la creatura che li ospita (il sistema finanziario) muoia perché questo significherebbe anche la loro fine. Quindi, dopo averle succhiato una grande quantità di sangue e averla portata sull’orlo del collasso, cosa c’è di meglio di qualcuno che faccia alla loro vittima-ospite una bella trasfusione? Che immetta cioè nuovo sangue di cui continuare a nutrirsi? Il maxi-piano da 750 miliardi rischia di diventare proprio questo: nuove risorse che innescano altre spirali speculative.

Tassare gli speculatori

Allora, visto che l’intervento è indispensabile per “salvare la baracca”, c’è qualche via d’uscita? Sì, ed è conosciuta da tempo: si chiama tassazione delle rendite finanziarie. In questi giorni sono in molti a invocarla. Basterebbe, per dirla in parole molto semplici, ridurre il margine di guadagno in Borsa. Solo di poco, per non inceppare il sistema. Ma quanto basta per togliere a molti – governi o speculatori – la tentazione di “finanziarizzare” l’economia, il peccato capitale che sta alla base della crisi. Per far questo basterebbe applicare un prelievo fiscale minimo (nell’ordine di pochi decimi di punto percentuale) sull’utile di ogni transazione. I soldi che gli Stati incasserebbero andrebbero a coprire proprio quel debito che la speculazione tende a ingrossare.

Ma la leva fiscale in molti paesi – tra cui l’Italia – non viene minimamente usata per colpire la rendita. I fondi per intervenire vengono prelevati da altri redditi (come quelli da lavoro) o dai consumi (ad esempio aumentando l’Iva). Quando le cose si mettono male è sempre la vecchia economia “reale” a venire in soccorso. Sarebbe ora che la finanza cominciasse a riparare i propri danni da sola. (A.D.M.)

Salvare l’euro è necessario ma rischioso. Serve una tassa anti-...