Italia chiusa fino a Pasqua, poi si riparte a tappe. Il piano

Si procederà per tappe seguendo il parere degli esperti: tra ponti e festività spunta il 4 maggio come data che potrebbe segnare il ritorno alla "normalità"  

Tempo e gradualità: sono questi i due concetti attraverso i quali passerà la ripartenza del nostro Paese. Parole che segnano la via da percorrere tracciata dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che ieri intervistato dal quotidiano spagnolo “El Pais” ha fatto il punto sull’emergenza coronavirus in Italia.

Il calo dei contagi registrato nella giornata di ieri, di fatto dimezzati rispetto a domenica, fanno tirare un piccolo sospiro di sollievo e rinforzano la convinzione che quantomeno siamo sulla buona strada. Tradotto: le restrizioni stanno funzionando ma è ancora troppo presto per dire che il peggio è alle spalle visto che mai come ora abbassare la guardia rischierebbe di vanificare quanto fatto finora. 

PASQUA IN QUARANTENA – Una Pasqua che sicuramente ricorderemo. Non certo per i pranzi in famiglia o la rituale gita fuori porta. La proroga delle restrizioni oltre il 3 aprile è ormai scontata con gli italiani tutto sommato pronti all’ennesimo sacrificio: l’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare dopo il Consiglio dei Ministri in programma domani o al più tardi giovedì quando il Presidente del Consiglio si presenterà ancora una volta per parlare agli italiani e comunicare che si andrà avanti fino a dopo Pasqua, presumibilmente intorno al 15 o 18 aprile. In questi giorni si continueranno a monitorare i dati e in base alla curva dei contagi gli esperti decideranno quando e come l’Italia potrà riaprire.   

PROVE GENERALI DI RIPARTENZA – Sulle riaperture, così come è stato per le restrizioni, si ragionerà “in termini di proporzionalità”, ha chiarito ieri Conte. E, incalzato, sulla possibilità che la serrata delle attività produttive possa durare molto replica: “no, è una misura durissima dal punto di vista economico. E’ l’ultima misura che abbiamo preso e non può prolungarsi troppo”.

IL RISPETTO DEL DISTANZIAMENTO SOCIALE – La parola d’ordine, insomma, è ancora cautela nonostante il pressing di Matteo Renzi, che aveva fatto infuriare (non poco) gli esperti con la sua richiesta di mettere il turbo alla riapertura. 

Per tutti varrà una regola, quella del distanziamento sociale. Impossibile pensare di poter tornare immediatamente alla vita normale. 

Priorità, dunque, ad attività indispensabili, mentre tempi più lunghi per i luoghi e attività dello “svago”, concerti in testa.  Molto probabilmente, gli ultimi a riaprire saranno i luoghi dove è più difficile mantenere le distanze: discoteche, bar, pub. Ma anche ristoranti, palestre, piscine e sale giochi. Al vaglio la riapertura  di qualche negozio fermo restando, come detto, le distanze di un metro e la possibilità di entrare uno alla volta, studiando magari appositi “schemi”. Impossibile pensare di tornare istantaneamente alla vita normale.  

Al vaglio anche la possibilità di prevedere rientri cadenzati in base all’età, il cosiddetto modello israeliano, ossia l’addio alla quarantena per fasce di età a cominciare dai soggetti più forti, come ad esempio i giovani, per poi passare a quelli più a rischio.  

SPUNTA IL 4 MAGGIOUna data? Impossibile indicarne una con precisione ma considerando le festività del 25 aprile e del 1 maggio, con gli italiani pronti a radunarsi in massa e fare gite fuoriporta, probabile che il semaforo verde che segni il ritorno alla “normalità” possa arrivare soltanto il 4 maggio.  

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