Piano cashless scalda i motori: commissioni e pagamenti elettronici, le novità

Governo mette a punto la strategia per contrastare e ridurre l'evasione fiscale

“Pagare meno, pagare tutti”. Questo il messaggio-slogan lanciato nei giorni scorsi dal Ministro dell’Economia Gualtieri parlando del patto fiscale con i cittadini, perno della strategia di Governo. Se tutti versano le imposte, se tutti usano pagamenti tracciabili, allora il fisco potrà essere meno pressante. Un concetto ribadito a gran voce.

Il “Piano Cashless” sul quale è al lavoro l’esecutivo viaggia, dunque, su un doppio binario: scoraggiare il ricorso al contante e incentivare i pagamenti elettronici. 

Pronto un protocollo per garantire ai commercianti zero commissioni sui micro-pagamenti con le carte fino a 5 euro. Secondo quanti riferiscono fonti dell’esecutivo, nel confronto con gli operatori sarebbe emersa la disponibilità “di tutti” gli operatori interessati ad aderire, su base volontaria, per incentivare i pagamenti digitali su cui si basa il meccanismo del cashback, la restituzione di una quota dei pagamenti effettuati, che dovrebbe partire dal 1 dicembre prossimo.

Diverso, invece, l’approccio per le transazioni fino a 10 o 25 euro: per pagamenti di questi importi ci sarebbe la disponibilità a ridurre o azzerare le commissioni (come fanno già alcuni operatori con specifiche proposte commerciali), ma non dovrebbe esserci un protocollo specifico affidandosi, dunque, alla libera iniziativa dei gestori di carte di credito.

Stando a quanto evidenziato dal Rapporto Ambrosetti della Community-Cashless-Society del 2020, l’operazione cashback e l’intero “Piano Italia Cashless”, che comprende anche lotteria dello scontrino, tetti più bassi all’uso del contante, incentivi all’utilizzo del Pos, detrazioni fiscali solo se pagate in moneta elettronica e un’esenzione fiscale fino a 8 euro per buoni pasto elettronici, contribuirà, su un orizzonte fino al 2025, a generare “un differenziale di ben 36,8 transazioni pro-capite”. 

C’è poi un’altra considerazione tutt’altro che marginale. L’evasione – stimata dal governo in 110 miliardi annui, come l’intera spesa per la Sanità – è il vero nemico invisibile da battere. Ma c’è di peggio. Secondo fonti attendibili raggiunge, infatti, un totale di 180 miliardi.  Per farsi un’idea, il tesoretto del Recovery fund ne vale 209. Va da sè che anche riuscire a recuperarne una parte consentirebbe alle Casse dello Stato, sempre in affanno, di tirare  bel sospiro di sollievo.

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