Frena la corsa del petrolio, timori sulla domanda e sulla ripresa

L'Arabia Saudita taglia la produzione per "un eccesso di offerta sul mercato". Secondo gli analisti ci sono segnali di rallentamento dell'economia mondiale

Sulle sorti della ripresa economica globale si stanno addensando delle nubi. L’outlook negativo di Standard & Poors’ sulla tenuta dei conti pubblici Usa ha contribuito ad alimentare il pessimismo.
A ciò si aggiungono i timori sulla tenuta della domanda di greggio, segno inequivocabile di un rallentamento della produzione industriale. Ieri, infatti, l’Arabia Saudita ha deciso di ridurre la produzione di petrolio. Un fatto che normalmente farebbe impennare le quotazioni, invece ieri i Wti per consegna a maggio ha chiuso a 107,12 dollari al barile (- 2,3%), il Brent per giugno a 121,61 (-1,5%).

L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha affermato che i consumi negli Usa e in Cina stanno mostrando qualche cedimento in reazione alla salita dei prezzi e dopo che la banca d’investimento Goldman Sachs – da sempre rialzista sul petrolio – sta consigliando ai suoi clienti di posizionarsi sulla vendita.

Secondo il ministro saudita per l’energia Ali Al Naimi, “la ripresa economica resta a macchia di leopardo. “in molti paesi – ha detto – la disoccupazione resta a livelli inaccettabili, qualche nazione sta lottando contro deficit di bilancio smisurati ed è preoccupato per la salute del suo sistema finanziario”.

Tra i ministri dell’Opec (l’organizzazione che riunisce i maggiori paesi esportatori di petrolio), c’è il timore che i prezzi troppo elevai del greggio possano frenare la crescita e innescare, di rimbalzo, un sostenuto stop della domanda. Molti critici, però, sostengono che le politiche dell’Opec alimentano – di fatto – le spinte al rialzo, con il rischio – a loro dire concreto – di un prezzo del barile presto verso i 150 dollari. Un prezzo che portò, nel corso dell’estate 2008, diritti alla peggiore recessione globale dopo quella del 1929.

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