Petrolio Iran, stop di Trump. Prezzo alle stelle e Italia nei guai

I costi del petrolio continuano a salire e stamani sul mercato asiatico hanno raggiunto i nuovi massimi da sei mesi

La stretta decisa dall’amministrazione Trump nei confronti delle esportazioni di greggio dell’Iran sta mettendo le ali ai costi del barile, che stamani sul mercato asiatico hanno raggiunto i nuovi massimi da sei mesi. Il petrolio Wti in Asia stamani è stato scambiato a 65,84 dollari in rialzo di 29 centesimi mentre il petrolio Brent è scambiato a 74,28 dollari (+24 centesimi).

Come preannunciato, gli Stati Uniti hanno reso noto che non prorogheranno oltre la scadenza del 2 maggio le esenzioni concesse agli otto Paesi – tra cui l’Italia – autorizzati ad acquistare petrolio dall’Iran malgrado le sanzioni americane entrate in vigore a novembre. La Casa Bianca ha annunciato la decisione lunedì. “Questa decisione punta a ridurre a zero le esportazioni di petrolio, privando così il regime della sua principale fonte di reddito”. Gli otto Paesi interessati sono Cina, India, Italia, Grecia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Turchia.

Alcuni degli otto paesi in questione, con la spada di Damocle del divieto americano, avevano in realtà già ridimensionato o di fatto cancellato il loro import dalla nazione mediorientale.

Coldiretti: “Impatto su 85% delle spese”
In un Paese come l’Italia dove l`85% dei trasporti commerciali avviene per strada l’aumento dei prezzi dei carburanti ha un effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione. E’ quanto afferma la Coldiretti sugli effetti dell’aumento record delle quotazioni del petrolio provocato dalla decisione deli Stati Uniti di non rinnovare, alla scadenza di maggio, le esenzioni per l’import di petrolio dall’Iran che riguardano anche l’Italia.

L’aumento è destinato a contagiare l’intera economia perché se salgono i prezzi del carburante si riduce – sottolinea la Coldiretti – il potere di acquisto degli italiani che hanno meno risorse da destinare ai consumi mentre aumentano i costi per le imprese. A subire gli effetti dei prezzi dei carburanti – continua la Coldiretti – è anche l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere fino dal 30 al 35% sul totale dei costi per frutta e verdura secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea. In queste condizioni è importante individuare alternative energetiche come previsto dal primo accordo di collaborazione tra Eni e Coldiretti per sviluppare la filiera italiana del biometano agricolo e rendere più sostenibile la mobilità in un’ottica di economia circolare. Si tratta di sviluppare nel settore trasporti la filiera nazionale del biometano avanzato, prodotto da rifiuti, valorizzando gli scarti e sottoprodotti ottenuti dall’agricoltura e dagli allevamenti. L’obiettivo per Eni e Coldiretti è la creazione della prima rete di rifornimento per il biometano agricolo “dal campo alla pompa” per raggiungere una produzione di 8 miliardi di metri cubi di gas “verde” entro il 2030 e aiutare l’ambiente.

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