Petrolio giù e benzina su, i consumatori vogliono il boicottaggio

Il greggio è ai minimi storici e, anche considerando l'indebolimento dell'euro, secondo le associazioni dei consumatori la benzina costa troppo. E propongono di boicottare le compagnie a rotazione

Lepri nel ritoccare al rialzo i listini quando il petrolio sale, tartarughe nel ribassarli quando il barile scende. Sono le compagnie petrolifere, verso le quali le associazioni dei consumatori propongono addirittura un boicottaggio. Secondo Adusbef e Federconsumatori agli attuali livelli del petrolio e del cambio euro-dollaro, la benzina dovrebbe essere venduta a meno di 1,36 euro al litro. Invece viene oggi sul mercato costa 1,43–1,45 euro/litro.

Questi i numeri: il petrolio è calato del 13% rispetto all’inizio del mese. Di contro, l’andamento del cambio euro-dollaro ci penalizza: la moneta unica è scambiata a 1,223 col dollaro, il livello minimo degli ultimi quattro anni. Questo fa sì che il petrolio, quotato in dollari, ci costi di più.

Considerati questi fattori opposti, secondo i calcoli dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori il prezzo della benzina dovrebbe comunque diminuire di circa 7-8 centesimi al litro rispetto ai livelli attuali, portandosi ben al di sotto della soglia di 1,40 euro al litro.

Boicottare le pompe

“È sotto gli occhi di tutti come i listini dei prezzi si adeguino rapidamente solo quando il costo del petrolio aumenta. A quando un serio e determinato controllo affinché ciò avvenga anche quando i prezzi devono diminuire?”, chiedono i presidenti delle due associazioni, Elio Lannutti e Rosario Trefiletti. Si tratta – ribadiscono – di speculazioni con “pesanti ricadute” sulle tasche degli automobilisti – circa 176 euro all’anno in più – “per le quali i petrolieri meriterebbero le manette“.

Le soluzioni? Le due associazioni chiedono da tempo al Ministero di rendere operativa la Commissione di controllo sulla “doppia velocità” e di realizzare al più presto i punti sottoscritti nel protocollo con i petrolieri. Ma visti i (mancati) risultati ottenuti finora, propongono “una forma di boicottaggio, per periodi di almeno 15 giorni, dei singoli marchi di benzina, naturalmente a rotazione, e non uno sciopero generale del consumo dei carburanti, cosa del tutto improponibile”.

Le compagnie petrolifere si difendono parlando di “ottusità di alcune associazioni di consumatori” in quanto il carico fiscale sulla benzina assorbe tutta la riduzione del prezzo alla fonte. L’eterna diatriba non accenna a finire.

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