Petrolio finisce sottozero. Ma nessuno otterrà il pieno gratis

Non si era mai visto nella storia un prezzo del petrolio in negativo

Il prezzo del petrolio finisce sottozero, una situazione mai verificatasi nella storia e di grande impatto psicologico, ma la realtà è che nessuno otterrà un pieno gratis. Ecco quali sono i motivi del trend del petrolio, gli scenari futuri e gli impatti sui prezzi alla pompa.

Al Nymex di New York barile chiude a -37,63 dollari al barile

Non si era mai visto nella storia un prezzo del petrolio in negativo, solo quello in consegna a maggio (che scade oggi), non il contratto di giugno, che regolarmente quotava attorno ai 20 dollari, prezzo attorno al quale il Future in consegna a maggio aveva oscillato fino alla scorsa settimana.

Il Future sul WTI per consegna maggio ha chiuso gli scambi della vigilia a -37,63 dollari/barile, in calo di oltre il 300%, mentre stamattina ha recuperato un valore positivo di 1,60 dollari ed il contratto successivo di giugno scambia a 21,45 USD (+5%).

Il prezzo della scadenza più vicina, dunque, quota molto più basso del contratto più lontano, una situazione che, nel gergo del settore delle commodities, viene tecnicamente definita “cotango”. E’ la normalità? Fino ad un certo punto il “cotango” denota una situazione di normalità, cioè un mercato ben approvvigionato, ed è naturale che i contratti più distanti evidenzino quotazioni più elevate, non fosse altro che per gli interessi che maturano ed i costi di stoccaggio. L’altra situazione, definita di “backwardation” denota invece scarsità, carenza di offerta, e si verifica quando i prezzi dei contratti vicini sono più alti di quelli più lontani: una situazione che non si vede da inizio 2019.

E allora perché questo cotango spaventa tanto? Il problema non nasce dalla curva dei prezzi, inclinata verso il basso o verso l’alto, ma dallo scostamento (spread) fra i contratti, che ha assunto dimensioni notevoli come non si era mai visto: fra due contratti successivi si è verificata una differenza di quasi 60 dollari. Non solo: chi ieri deteneva una posizione di acquisto (long) sul petrolio, sarebbe stato costretto a “pagare” coloro che mantenevano una posizione in vendita (short) per uscire dal contratto ed evitare la consegna fisica dei 1.000 barili di petroli previsto da contratto Future.

L’eccesso di offerta

Quello che si è visto ieri è niente altro che un “allarme” lanciato dal mercato petrolifero, un “segnale” che la situazione di eccesso di offerta cui si è venuto a trovare questo mercato non è sostenibile.

Un eccesso che deriva da un crollo della domanda mondiale di circa un terzo (25-30 milioni di barili), vuoi per le misure di lockdown attuate a livello globale o per il fermo del trasporto aereo, che conta per una larga fetta della domanda complessiva. Insomma la domanda è bloccata.

Dal lato opposto, le divisioni fra paesi produttori, la miopia di molti paesi esportatori, le trattative protratte troppo a lungo, hanno condotto ad una riduzione dell’offerta di poco meno di 10 milioni di barili, non ancora effettiva (lo sarà solo dal 1° maggio) e senza dubbio tardiva.

Un ritardo che si riflette sull’accumulo di scorte, mai così elevato: basti pensare che il principale hub di smistamento americano, quello di Cushing, in Oklahoma (USA), è arrivato quasi vicino al limite massimo di stoccaggio (59% della sua capacità) e si teme che il limite, di questo passo, venga raggiunto molto in fretta. Parola d’ordine: non stoccare più barili!

Un pieno gratis? E’ solo una chimera

Nonostante il contratto di maggio sul petrolio sia finito ad un valore al di sotto dello zero, il contratto di maggio sul gasoline (benzina verde), a New York, ha chiuso ieri a 0,6683 dollari al gallone, un prezzo che non si discosta troppo dal contratto successivo di giugno e che non dà certamente un valore zero o inferiore.

Se poi leggendo che il petrolio è finito sottozero, qualcuno in Italia pensasse di ottenere un pieno gratis, evidentemente ha una convinzione errata. Nessuno offrirà  la benzina a prezzi che si discostano troppo da quelli attuali: in base all’ultima rilevazione del MISE del 13 aprile il prezzo medio della verde era di 1,422 euro/litro (con 72,8 centesimi di accise e 25,6 centesimi di IVA) e quello del gasolio di 1,315 euro/litro (61,7 centesimi le accise e 23,7 centesimi l’IVA). In Italia dunque, a causa del peso fiscale (IVA ed accise) il prezzo non potrà mai scendere al di sotto di certi livelli.

La benzina gratis è una chimera!

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