Petrolio, sul prezzo piomba l’allarme Iran

L’Opec vuole mantenere sostenuti i prezzi per le esigenze di bilancio dei Paesi membri

L’Opec punta su prezzi del greggio sostenuti per far quadrare i bilanci statali dei suoi Paesi membri. L’indicazione arriva dal World Oil Outlook, il rapporto annuale dell’organizzazione presentato in questi giorni.
L’Opec ha alzato da 75-85 a 85-95 dollari al barile la stima dei prezzi petroliferi nello scenario base per il prossimo decennio, giustificando il cambiamento con una serie di fattori, tra cui anche i maggiori costi di estrazione e la previsione di un andamento meno favorevole dei cambi. Tuttavia il rapporto afferma che le le previsioni di prezzo fatte nel 2010 sono inferiori al livello necessario per il break even dei bilanci di molti Paesi Opec. In pratica sono i costi della cosiddetta Primavera araba: molti Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente hanno gonfiato enormemente la spesa sociale, nel tentativo di arginare il diffondersi delle rivolte.

Inoltre sono già in atto rialzi sostenuti dal riemergere dell’allarme sul nucleare iraniano. L’inasprirsi del conflitto potrebbe avere effetti negativi sui prezzi del petrolio. Tra le novità rilevanti nel rapporto annuale dell’Opec c’è anche un sensibile aumento delle previsioni sulla domanda nel medio periodo.
Lo scenario che si sta delineando non è sicuramente dei migliori, a fronte di un marcato deterioramento delle prospettive economiche, i prezzi del petrolio potrebbe aumentare, anziché – come sarebbe logico aspettarsi – diminuire. Soffiano venti di stagflazione.

Petrolio, sul prezzo piomba l’allarme Iran
Petrolio, sul prezzo piomba l’allarme Iran