Petrolio a 190 dollari? Una previsione folle che cozza con un futuro sostenibile

E' ciò che ha pronosticato e ribadito una banca d'affari di tutto rispetto com'è la JP Morgan Chase di New York, una delle "big four" del mercato statunitense

Un petrolio a 190 dollari: sembra la previsione di un folle eppure è quello che ha pronosticato e ribadito una banca d’affari di tutto rispetto com’è la JP Morgan Chase di New York, una delle “big four” del mercato statunitense, quindi più che rispettabile e attendibile. Un ottimismo che tuttavia cozza con la storia recente – nessuno potrebbe mai dimenticare il crollo delle quotazioni sottozero che ha gelato i mercati globali – e con lo stridente pessimismo delle major petrolifere di tutto il mondo, che stanno tagliando investimenti e personale.

La pazza previsione di Jp Morgan

Erano gli inizi di marzo, quando gli analisti di Jp Morgan pronosticarono un “superciclo” delle quotazioni petrolifere, indicando un target di 190 dollari al 2025. Una stima fatta subito prima che la pandemia di coronavirus sconvolgesse la stabilità globale, mandando a picco le quotazioni petrolifere, a tal punto che il 20 aprile 2020 le quotazioni raggiunsero un valore negativo di -37 dollari al barile.

Nonostante tutto, le previsioni della banca d’affari non sono cambiate e, secondo quanto riferisce la Cnn, la banca d’affari statunitense punta ancora su un superciclo e su un un deficit strutturale del mercato petrolifero, che potrebbe vedere risalire le quotazioni sui 100 dollari nel 2022 ed anche arrivare a 190 USD nel 2025. Lo ha affermato Christyan Malek, capo economista di Jp Morgan per l’area EMEA, secondo cui le probabilità di vedere un petrolio a 100 dollari nel 2022 sono aumentate rispetto a tre mesi fa.

L’Opec Plus continua a tagliare

Proprio di recente l’Opec Plus ha confermato i tagli in vigore dal 1 maggio scorso (10 milioni di barili), ampliandone la portata (11 milioni a partire da luglio) e sollecitando tutti i Paesi membri ad adeguarsi, anche con un sistema correttivo che prevede l’accumulo dei tagli non effettuati in precedenza.

Una decisione assunta per far risalire le quotazioni su livelli normali ed ridurre l’eccesso di offerta sul mercato ed il continuo accumulo di scorse su livelli mai visti prima.

Le major petrolifere tagliano gli investimenti 

E tutto questo accade mentre le major petrolifere stano tagliando gli investimenti (capex). Un rapporto di Rystad Energy prevede infatti che gli investimenti globali crolleranno a 383 miliardi di dollari nel 2020, ai minimi degli ultimi 15 anni.

Diverse compagnie petrolifere si sono già mosse in tal senso: da Exxon Mobil a ConocoPhillips, da Shell a Total. Ultima la BP che ha dichiarato anche di voler ridurre le sue riserve petrolifere fino a 17,5 miliardi di dollari.  E non è esente da pessimismo neanche il colosso statale saudita Saudi Aramco, che non solo ha quasi dimezzato gli investimenti 2020 a 25-30 miliardi di dollari, ma ha anche annunciato un taglio di 500 posti di lavoro pari al 5-6% della sua forza lavoro. i

Il futuro ed il climate change

Fra pessimisti e ottimisti c’è un bel braccio di ferro e sarà la storia futura a dimostrare chi sarà il vincitore. E con un’incognita sempre più grande: riuscirà il settore petrolifero ad attrarre ancora investimenti dal momento che molte compagnie si stanno già confrontando con la sfida del climate change e focalizzando sulla transizione energetica?

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