Pensioni, visto, lavoro: sette conseguenze pratiche dopo la Brexit

Quali sono i principali cambiamenti in vista per i cittadini che vivono in Gran Bretagna e quelli che sono espatriati in Ue

I cittadini britannici si sono espressi: la Gran Bretagna dovrà uscire dall’Unione europea. E adesso cosa succede? Quali sono le conseguenze concrete della Brexit nella vita quotidiana per coloro che risiedono nel Regno Unito o in un altro Paese dell’Unione Europea?

IL VISTO – La libertà di circolazione dei cittadini britannici negli altri paesi europei è compromessa. Finora era sufficiente un documento d’identità per spostarsi in tutta l’area di Schengen. Dopo l’uscita dall’Ue probabilmente i cittadini britannici dovranno richiedere il visto per viaggiare nell’Europa continentale. Allo stato attuale solo 44 dei 219 Paesi richiedono un visto ai cittadini britannici.

VIAGGI – La caduta libera della sterlina rispetto all’euro inevitabilmente ridurrà il potere d’acquisto dei cittadini britannici in vacanza nel resto d’Europa. Le vacanze per loro saranno più care: aumenteranno i prezzi dei biglietti aerei, dato che sono gli accordi comunitari a permettere a ogni compagnia europea di operare senza limiti di frequenza, capacità o prezzo nello spazio aereo del continente. “Il mercato unico ha consentito a Ryanair di promuovere la rivoluzione dei voli a basso costo in Europa”, ha ricordato nei giorni scorsi Michael O’Leary, l’amministratore delegato della compagni aerea a basso costo britannica. Per non parlare degli oneri per i telefoni cellulari, che sono stati finora ammortizzati a livello europeo, o delle norme europee per ottenere rimborsi in caso di ritardi o cancellazione di voli.

LAVORO – E’ probabile che l’uscita del Regno Unito dall’Ue sia accompagnata dalla delocalizzazione di molte attività. In particolare quelle delle grandi banche che operano nella city: Morgan Stanley prevede di trasferire 1.000 persone delle 6.000 che ha nel Regno Unito verso l’Ue mentre Goldman Sachs dovrebbe trasferirne almeno 1.600.
La Brexit creerà numerosi problemi anche ai 1,3 milioni di cittadini britannici che vivono in altri paesi europei: almeno 319mila in Spagna, 171mila in Francia, centomila in Germania e più di 25mila in Italia. A rischio anche il destino professionale delle migliaia di funzionari britannici che lavorano per le istituzioni europee, in particolare a Bruxelles.

PERMESSO DI LAVORO – Per i britannici sarà necessario un permesso di lavoro, come per tutti gli extracomunitari.

PENSIONI – A causa del forte deprezzamento della sterlina, i pensionati potrebbero vedere disciolte le loro pensioni. Potrebbero essere notevolmente compromessi anche i loro investimenti immobiliari nel loro Paese di adozione.

SANITA’ – Un altro problema riguarderà la copertura sanitaria: in molti Paesi europei, i britannici ricevono assistenza dal sistema sanitario nazionale, i cui costi vengono poi pagati dalla sanità pubblica britannica nell’ambito di accordi bilaterali.

NUOVE FRONTIERE? – La Brexit potrebbe avere conseguenze inaspettate anche sulla geografia. La Spagna potrebbe essere tentata di chiudere il confine con Gibilterra, uno sperone di 6 chilometri quadrati dove vivono 33mila britannici. Più a nord, la Brexit potrebbe anche creare un confine tra Irlanda del Nord e Irlanda, rallentando il flusso di migliaia di persone ogni giorno.

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