Pensioni, ultimi ritocchi prima del via

Salvi dall’adeguamento all’inflazione circa l’87% degli assegni. Pagamenti in contante fino a 1.000 euro. Contributo di solidarietà al 15%

L’assetto della riforma previdenziale è ormai definitivo. Non saranno tagliati gli assegni più bassi e arriva un contributo di solidarietà del 15% per le pensioni più alte.

Dunque partiamo dalle buone notizie, ovvero dalle pensioni più basse per le quali l’indicizzazione all’inflazione sarà del 100% per gli assegni fino a tre volte il trattamento minimo Inps, circa 1400 euro. Con questa novità, l’87,3% di tutte le pensioni erogate in Italia evita le penalizzazioni.

Stop invece alle proposte del Partito democratico, relative ai lavoratori precoci (quelli cioè che vanno in pensione con 42 anni di contributi, ma prima di 62 anni di età anagrafica), che subiranno quindi una penalizzazione dell’l% annuo per i primi due mancanti a 62 e del 2% per quelli aggiuntivi.

Le donne potranno andare in pensione a 64 anni se al 31 dicembre 2012 hanno un’anzianità contributiva di almeno 20 anni e un età di almeno 60 anni.

Le pensioni d’anzianità contributiva maturate prima del primo gennaio 2012 subiranno una riduzione del -17% per ogni anno di anticipo rispetto all’età minima di 62 anni, del 2% per ogni anno di ulteriore anticipo rispetto a due anni.

Per le pensioni d’oro è previsto il contributo di solidarietà del 15% per la parte eccedente i 200mila euro.

Aumentano anche i contributi pensionistici per artigiani e commercianti: dall’1,3% fino ad arrivare nel 2018 al 24%. II testo iniziale prevedeva invece un’aliquota del 22% a regime.

Per i pagamenti delle pensioni, il limite del contante passa da 500 a 1.000 euro

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