Pensioni, lavoro, fisco e ristori nell’agenda Draghi

Sul tavolo tre maxi riforme: pubblica amministrazione, giustizia civile e fisco. No alla patrimoniale ed alla flat tax.

Le risposte sono arrivate. In un elenco di punti programmatici, titoli. Che però consegnano alle forze politiche un’idea piuttosto precisa dell’impostazione che Mario Draghi intende dare al suo esecutivo. Priorità, posizionamento, linee guida. Un governo “convintamente europeista”. Cornice apprezzata dai dem, innanzitutto. E poi un approccio preciso su 5 emergenze indicate dal presidente incaricato: ambientale, sanitaria con la campagna vaccini da accelerare, quella del lavoro con la “tutela” di chi resta senza, delle imprese (con un sostegno anche alle banche) e la scuola.

E c’è stato poi un passaggio che molti hanno letto con una sfumatura ‘temporale’. Quello sulle tre maxi riforme – pubblica amministrazione, giustizia civile e fisco– da mettere in campo per cambiare il volto e il futuro del Paese. Riforme che, pure se connesse con il Recovery, hanno dato la sensazione alle forze politiche di un orizzonte temporale non breve.

Detto che l’emergenza primaria è quella legata alla pandemia, l’aspettativa riguarda in larga parte anche le misure strettamente economiche. Tanto più da un governo tecnico e con autorevolezza soprattutto in ambiti finanziari. Dunque ammortizzatori sociali, blocco dei licenziamenti, ristori, politiche fiscali e scelte sul Reddito di cittadinanza. Senza dimenticare le pensioni e la necessità di una riforma incisiva anche in ambito previdenziale.

Ristori

Uno dei primi appuntamenti in agenda sarà il decreto Ristori 5, molto atteso da imprese e professionisti per i nuovi contributi allargati alle attività danneggiate dalla pandemia. Ci si attende continuità con le scelte del governo precedente, anche in considerazione del fatto che le forze della ex maggioranza saranno a sostegno anche dell’esecutivo Draghi. Più avanti si vedrà come verrà declinata l’idea di aiuti selettivi lasciata trapelare dal presidente del Consiglio incaricato durante le consultazioni.

Ammortizzatori sociali

Qui si entra nel vivo della questione blocco dei licenziamenti, su cui andrà presa una decisione per il dopo 31 marzo. Draghi ha più volte sottolineato la necessità di tutelare i lavoratori, proteggere la capacità produttiva con liquidità immediata. Se la cassa integrazione è finanziata dall’Ue, per il blocco dei licenziamenti andrà trovata una sintesi dopo gli incontri dell’ex presidente BCE con le parti sociali.

Reddito di cittadinanza

Stando a quanto è trapelato dall’incontro Draghi-Grillo, il Rdc potrebbe non essere smantellato bensì rivisto, e se possibile migliorato soprattutto nella parte delle politiche attive. Anche perché l’afflato europeista del possibile nuovo esecutivo ha permesso a Grillo di tornare a parlare di reddito universale, paradigma noto in Nord Europa.

Fisco

Nessun aumento del carico fiscale, progressività del sistema e lotta all’evasione. Intorno a queste tre parole d’ordine, ancora da riempire di contenuti, Mario Draghi potrebbe riuscire nell’impresa di mettere d’accordo partiti.

Ipotizzabili proroghe dei versamenti fiscali per salvaguardare la liquidità delle famiglie e delle imprese. Più sfumata la possibilità di una vera e propria pace fiscale come invocato dalla Lega (ma bisognerà poi anche capire se e come il Carroccio neo-europeista sarà dentro il perimetro della maggioranza).

La progressività ribadita da Draghi rimanda forse anche all’inclusione nell’Irpef, pur se con qualche distinguo, di alcuni redditi tassati a parte (quelli da capitale ad esempio). L’attuale sistema di aliquote e scaglioni potrebbe essere semplificato o sostituito da un meccanismo graduale come quello tedesco. Nessuna flat tax in ogni caso, così come no alla patrimoniale, mentre appare ineludibile la revisione dell’attuale coacervo di agevolazioni.

Allineamento alle richieste dell’Unione europea, che storicamente sollecita un alleggerimento del peso delle tasse sul lavoro.

Pensioni

Possibile il rafforzamento di una serie di strumenti di flessibilità in uscita, e il perseguimento di una linea più di lungo periodo favorevole all’allungamento della vita lavorativa, al rafforzamento del sistema della previdenza complementare. Da verificare se il governo Draghi si prenderà la responsabilità di una autentica riforma previdenziale, che andrà comunque accennata per evitare l’effetto scalone al termine di Quota 100.

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