Patto Stabilità, UE al bivio tra riforma e pressing dei “falchi”

Che vorrebbero "togliere dal freezer" le regole già dal prossimo anno

E’ ancora incertezza la parola che domina il quadro generale con la recrudescenza del virus, in scia al dilagare delle varianti, che ha fiaccato le già scarse speranze di una ripresa dell’economia in tempi rapidi. Il “congelamento” del Patto di Stabilità potrebbero proseguire, dunque, oltre la fine di quest’anno, anche per il 2022, tornando così a “mordere” dal 2023. Falchi a parte, ovviamente, che vorrebbero “togliere dal freezer” le regole già dal prossimo anno.

Tuttavia, oggi, nella comunicazione che il Commissario UE all’Economia Gentiloni presenterà a nome dell’intero collegio sulle linee guida per la preparazione dei bilanci pubblici 2022 e sull’orientamento della politica fiscale per l’area euro, il nodo non sarà completamente sciolto. L’obiettivo, al momento, è fissare il perimetro del confronto politico che interesserà, in particolare, i ministri finanziari. Senza contare che per poter reintrodurre le regole di bilancio occorre trovare la quadra sulla riforma: tema a dir poco spinoso. Si prende tempo, insomma, restando alla finestra a guardare gli sviluppi che arriveranno dalla curva dei contagi.

La linea indicata da Gentiloni, del resto è chiara: in una situazione come questa, “i rischi di fare troppo poco superano quelli di fare troppo”, questo il messaggio lanciato a più riprese.

“Per evitare danni permanenti all’economia, il sostegno pubblico non deve essere ritirato prematuramente, le misure devono proseguire finché serve”, ha sottolineato Valdis Dombrovskis. Ma – ha avvertito il vicepresidente della Commissione UE – “le misure devono essere mirate e temporanee, così evitiamo di creare un peso permanente sulle finanze pubbliche”.

Nei giorni scorsi è arrivato anche l’alert del Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli: “Se domani mattina tornassero pienamente in vigore le regole Ue di stabilità finanziaria, “25 Paesi membri rischiano teoricamente di vedersi aprire una procedura per deficit eccessivo”. Ma aprire una procedura contro gli Stati costretti a fare debito per tamponare gli effetti della devastante crisi economica “sarebbe un segnale negativo per la credibilità stessa delle nostre regole”.

Quanto mai necessario, dunque, aprire a una riflessione generale che tenga in considerazione dello shock causato dalla pandemia alle economie dei Paesi membri, mettendo sul piatto una riforma che dovrebbe archiviare il Fiscal Compact, rendendo più morbidi gli obiettivi su deficit e debito quando torneranno ad essere imposti.

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