Patto di Stabilità addio, la Ue avvia la riforma: troppo rigore non è servito

La Commissione Ue lancia una consultazione con gli Stati Ue per rivedere le norme su debito e deficit entro il 2020

Il Patto di Stabilità non ha funzionato come avrebbe dovuto, e quindi va cambiato. La Commissione Ue ha completato il suo esame di valutazione e ha presentato un documento per aprire un dibattito con gli Stati membri e decidere come procedere per il futuro economico dell’Unione. Il cambiamento era nell’aria da un po’, e finalmente è arrivato.

La Ue apre una consultazione pubblica

L’Ue si trova ad affrontare un contesto economico che ha subito profondi cambiamenti rispetto a quando sono state stabilite le regole. Le cose sono cambiate, e va cambiato anche il Patto.

La Commissione lancia una consultazione pubblica con gli Stati Ue per rivedere le norme su debito e deficit entro il 2020. Perché, dati alla mano, il rigore non ha funzionato abbastanza: le stringenti regole di bilancio si sono rivelate poco utili a raggiungere gli obiettivi di crescita nel Vecchio Continente.

Nei prossimi mesi Governi, parti sociali, economisti, università e società civile saranno chiamati ad esprimersi rispondendo alle domande della Commissione. Una cosa comunque è certa: rivedere le regole Ue che fissano i vincoli per i conti pubblici dei Paesi dell’Eurozona per dare maggiore slancio alla crescita e agli investimenti, soprattutto “verdi”, nel rispetto del “Green Deal” europeo.

I nuovi obiettivi del Patto di Stabilità

“La stabilità resta un obiettivo, ma serve sostegno alla crescita e alla mobilitazione di enormi investimenti per combattere i cambiamenti climatici“. Investimenti che non possono essere “preclusi ai Paesi che hanno un debito elevato”, tra cui l’Italia, ha detto il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, affiancato dal vicepresidente della Commissione Ue con delega all’economia Valdis Dombrovskis.

Nel documento si legge che le regole Ue di bilancio hanno in parte aiutato la correzione degli squilibri e aumentato la difesa contro gli shock, ma allo stesso tempo il debito resta elevato in alcuni Paesi e spesso l’impostazione di politica di bilancio è stata pro-ciclica. “Dobbiamo consentire politiche anti-cicliche, dati i crescenti vincoli che la Bce deve affrontare”.

Non solo: “La complessità delle nostre regole rende più difficile spiegare ai nostri cittadini che cosa dice ‘Bruxelles’ e questo è qualcosa che nessuno di noi dovrebbe accettare”. Inoltre, i conti pubblici non sono orientati alla crescita, scrive la Commissione.

Come fare però a ridurre gli squilibri macroeconomici, assicurare stabilità dei conti a breve termine e sostenibilità nel lungo periodo, e affrontare le sfide dei Paesi più in difficoltà, assicurando l’attuazione delle regole applicando, laddove necessario, sanzioni e incentivi? Su tutto questo l’Ue apre un confronto che durerà almeno un anno.

Superare la conflittualità tra Paesi virtuosi e non

Lo scopo del dibattito è anche rinsaldare il fronte Ue, cioè superare l’antagonismo tra i Paesi virtuosi e quelli no, tra Nord e Sud. L’idea è di trovare un nuovo quadro di regole che serva a mantenere la stabilità delle finanze, ma allo stesso tempo favorendo la convergenza in quei Paesi che hanno meno margini di manovra a causa di problemi strutturali che li mettono in una condizione svantaggiata.

Il documento preparato dalla Commissione riconosce che il Patto in base al quale il deficit va mantenuto sotto il 3% del Pil e il debito al di sotto del 60% è diventato “troppo complesso, poco trasparente e poco prevedibile“, oltre ad essersi rivelato poco utile a raggiungere gli obiettivi di crescita.

“Certamente i Paesi con maggior debito, e l’Italia è uno di questi, devono tenerlo sotto controllo”, ma “contemporaneamente non possiamo immaginare una situazione in cui gli investimenti, la transizione ambientale, i cambiamenti portati dal digitale e le sfide del lavoro possano essere preclusi ai Paesi che hanno un debito elevato”, ha detto Gentiloni. “Lo sforzo di promuovere crescita, lavoro e investimenti deve coinvolgere tutti”.

Il documento ricorda che i regolamenti del “six-pack” e del “two-pack” sono stati introdotti in aggiunta al Patto firmato nel 1997 per affrontare proprio le vulnerabilità emerse con la crisi economica e finanziaria, ma da allora il contesto economico è cambiato. L’economia europea ha vissuto sette anni di crescita consecutiva. Nel 2011 ben 24 Paesi membri erano in procedura per disavanzi eccessivi, oggi nemmeno uno. Tuttavia, evidenzia Bruxelles, i livelli del debito pubblico rimangono elevati in alcuni Stati e il potenziale di crescita non è tornato ai livelli pre-crisi.

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