Gli spaghetti costano poco – Non è vero che il grano cala di prezzo e la pasta aumenta. Intervista a Cosimo Rummo

Non è vero che il grano cala di prezzo e la pasta aumenta. Intervista a Cosimo Rummo


Uno spettro sulla tavola degli italiani: gli aumenti di pane e pasta. Le organizzazioni degli agricoltori si difendono scaricando le responsabilità sulla filiera troppo lunga, cioè sui troppi intermediari prima che un chicco di grano si trasformi in pane/pasta e finisca sulle nostre tavole. Abbiamo chiesto il parere di Cosimo Rummo, Presidente di Confindustria Benevento nonché Presidente e amministratore delegato di Pastificio Rummo.

– E’ d’accordo con l’analisi di Coldiretti e Cia?

Sono cifre decontestualizzate. I prezzi della pasta sono rimasti invariati negli ultimi 15 anni. Nel 2007 il costo del grano è schizzato da 18 a 50 centesimi al kg, noi produttori, con grande senso di responsabilità sociale, abbiamo mantenuto gli stessi prezzi. Solamente a dicembre, quando le scorte sono finite, c’è stata qualche variazione di alcuni centesimi. Quando poi l’aumento si è consolidato e le scorte mondiali di grano duro sono finite, siamo stati costretti ad aumentare dal 7 al 15% con oscillazioni tra il piccolo negozio e la grande distribuzione. Ci sono però già stati dei ribassi (8-10%), non ancora generalizzati soprattutto perché il dollaro perde valore e i raccolti stranieri, che arrivano adesso, costano di più.

Inoltre è vero che il grano ha avuto un ribasso, ma rispetto a un precedente picco. In pratica, in confronto all’inizio dell’anno il costo del grano è diminuito, ma rispetto alla campagna dell’anno scorso è pur sempre aumentato del 30%.

Infine, per fare 1 kg di pasta ci vuole 1,5 kg di grano. Se il prezzo è di 25 centesimi al kg, la pasta costa 37 centesimi solo di materia prima, sempre che si tratti di grano nazionale.
Per quello estero ad alto tenore di glutine, che fa qualità, ci vogliono dai 35 ai 40 centesimi al kg. Se si vuole fare pasta di alta gamma, per forza bisogna far pagare di più.

– Ma quindi non esiste un problema di filiera troppo lunga?

Da quel punto di vista si potrebbe risparmiare solo qualche punto percentuale, qualche centesimo. Il sistema è già integrato ed efficiente, nonché trasparente. Se l’agricoltore produce a 25-26 centesimi al kg, al mulino il prezzo è aumentato di un paio di centesimi che diventano 2 in più alla distribuzione.
Gli intermediari ci vogliono, perché gli agricoltori sono molto frazionati. Quindi ci vuole qualcuno che raccolga e trasporti tutto il grano. Se ogni produttore facesse da sé, i costi sarebbero maggiori, perché ognuno dovrebbe comprarsi un piccolo camion e così via.

Tra l’altro vorrei che mi dicessero qual è il prodotto, a livello mondiale, che con un prezzo medio di 80-90 centesimi fa mangiare 6 persone. Il settore ha perso dagli anni Settanta a oggi circa 500 aziende, se fossimo stati abili speculatori non sarebbe finita così.

– Lei, da produttore di pasta, ha mai ravvisato fenomeni speculativi sul grano?

L’anno scorso in Italia non si è prodotto grano. Io sono convinto che a livello mondiale ci siano stati dei fondi che hanno speculato sulla materia prima. Tuttavia, con l’attuale crisi economica manca la liquidità e i fondi non speculano più. Di conseguenza i prezzi si sono normalizzati.
Le posso anche dire, però, che i prezzi attuali sono molto pericolosi, perché sono inferiori ai costi di produzione: la filiera agricola non sta attualmente remunerando il suo lavoro e il suo capitale.
Il prezzo giusto per il grano duro italiano dovrebbe essere attorno ai 35-40 centesimi. Invece succederà che con il grano a 25 centesimi (in Sicilia addirittura a 24) potremmo avere il 20-30% in meno di produzione, perché nessuno lo vorrà più coltivare. Così nella campagna 2009-2010 i prezzi schizzeranno di nuovo in alto, mentre ci vorrebbe un intervento politico a livello nazionale ed europeo. In Paesi come il Canada e l’Australia, il governo interviene sui prezzi immagazzinando grano quando ce ne è troppo in circolazione, tutelando quindi la base agricola, e rimettendolo sul mercato quando sale troppo di prezzo, contenendone gli aumenti.
Se si tutelano le banche, bisogna tutelare anche il cibo, cioè i prezzi degli alimentari di base, evitando che vadano troppo su o troppo giù.
Non ci sono assolutamente speculazioni.

– Si sente di dire qualcosa ai consumatori italiani?

Il mercato della pasta è talmente competitivo (nonostante tutto ci sono ancora circa 100 produttori italiani) che è garanzia di un prodotto sano, soddisfacente e che con mezzo kg sfama 5-6 persone. Nessun alimento ha lo stesso rapporto costo/beneficio della pasta. Un caffè costa 80 centesimi; con la stessa cifra, la pasta la mangi in 5.

Gabriele Battaglia

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