Parola a Draghi: l’ultimo discorso dell’uomo del “whatever it takes”

Mario Draghi lascia la Bce nelle mani di Christine Lagarde dopo 8 anni. Sarà ricordato per il suo impegno nel guidare l'Eurozona fuori da una crisi senza precedenti

Sarà ricordato per il suo impegno nel guidare l’Eurozona fuori da una crisi senza precedenti, la stessa che sconvolse gli equilibri mondiali e che trova le sue radici nella crisi finanziaria ed economica scoppiata in USA nel 2008. Mario Draghi, Presidente della BCE ancora per qualche giorno, pronuncerà oggi il suo discorso di commiato, prima di passare il testimone alla collega francese Christine Lagarde dal 1° novembre prossimo.

Entrato alla Bce il primo novembre del 2011, nel corso degli ultimi otto anni l’economista italiano ha guidato la Banca Centrale Europea durante gli anni più difficili per l’euro, venendo considerato da molti il salvatore dell’Eurozona e dei suoi principi fondatori.

Sono suoi i provvedimenti più incisivi: il Piano di Rifinanziamento a lungo termine (LTRO), studiato per sostenere la liquidità delle banche in un periodo caratterizzato da sofferenze e credit crunch, il taglio dei tassi d’interesse fino a portarli in negativo, per sostenere con lo strumento più tradizionale una politica ultra accomodante, lo sblocco del Meccanismo europeo di stabilità (ESM), meglio noto come Fondo salva-Stati, studiato per porre rimedio a crisi debitorie dei Paesi del Blocco.

Ed il Quantitative easing, con cui l’Eurotower riacquista i titoli di Stato in pancia alle banche immettendo liquidità da destinare al finanziamento di famiglie e imprese. Un programma che, nonostante le resistenze tedesche, ha immesso nel sistema – sino a fine 2018 – circa 2.600 miliardi di euro, pari a quasi il 20% del Pil dell’Unione europea.

Anche il suo provvedimento più recente – che risale allo scorso settembre – cioè l’approvazione di un nuovo pacchetto di stimoli con taglio dei tassi e un secondo Qe da 20 miliardi di euro al mese, ha calmato le turbolenze finanziarie che minavano l’Eurozona, alle prese con dazi, Brexit e crisi geopolitiche.

Il suo “Whatever it takes”, “Ad ogni costo”, pronunciato per la prima volta nel luglio 2012, è diventato un vero e proprio cavallo di battaglia per l’Istituto di Francoforte, che grazie alla politica monetaria accomodante fortemente voluta da Draghi, ha rappresentato più di un’ancora di salvezza per il Vecchio Continente.

Ora, gli ultimi atti da presidente, in attesa del passaggio di consegne in programma con una cerimonia lunedì 28 ottobre, quando Mario Draghi saluterà ufficialmente la Bce.

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