Pandemic Bond e Coronavirus: perché l’Oms non dichiara la pandemia e chi ci guadagna

Molti analisti si stanno chiedendo come mai l'Organizzazione mondiale della sanità non abbia già dichiarato la pandemia. Potrebbero c'entrare, anche, delle particolari obbligazioni

La notizia è di quelle che lasciano quantomeno perplessi. Nel maggio 2016, durante il G7 a Sendai, in Giappone, la Banca Mondiale aveva già annunciato delle “strane” obbligazioni ad alto rendimento: i cosiddetti Pandemic Bond.

Questi bond sono dei contratti assicurativi contro una pandemia, proprio come il Covid-19. Come funzionano? Gli investitori che hanno investito in queste obbligazioni rischiano di perdere tutto se l’Oms dichiarerà lo stato di pandemia da Coronavirus prima del prossimo 15 luglio.

Il punto, dunque, è proprio questo: per l’Organizzazione mondiale della sanità il Coronavirus non è ancora, ufficialmente, una pandemia. Come sottolinea Altroconsumo Finanza in un’analisi appena pubblicata, non è solo questione di parole, ma anche di denaro.

Cosa succede quando scoppia un’emergenza sanitaria

Quando scoppia un’emergenza sanitaria, il costo necessario per farvi fronte, tra ospedali, medicinali, personale medico e quant’altro, può essere molto elevato e difficile da sopportare, specialmente per i Paesi in via di sviluppo. Lo stiamo vedendo anche in Italia in questi giorni, tanto che il Governo Conte è stato costretto ad annunciare un maxi piano eccezionale.

In casi del genere, è spesso necessario l’intervento della Banca mondiale per sostenere economicamente questi Paesi. Per far fronte a questa emergenza e garantire un’azione rapida ed efficace ai Paesi che ne hanno bisogno, la BM ha stanziato 12 miliardi di dollari.

Tuttavia, anche per lei una situazione così estrema può diventare un costo notevole. Per questo, dopo che tra il 2014 e il 2016 il virus Ebola aveva causato più di 11mila vittime in Africa, la Banca Mondiale ha ideato un nuovo meccanismo.

Come funzionano i Pandemic Bond

Come spiega Altroconsumo, nel 2017 la BM ha emesso due bond, per un totale di 320 milioni di dollari, con scadenza 15 luglio 2020. Questi titoli pagano cedole molto alte, ma come contropartita pongono delle condizioni assai onerose: se prima della scadenza scoppieranno delle pandemie, i detentori dei bond (banche e gestori) si vedranno rimborsare solo una parte del capitale, o addirittura perderanno tutto.

I bond emessi dalla Banca Mondiale sono due. Il primo, da 225 milioni di dollari, è legato solo alle pandemie di influenza o Coronavirus, e per far scattare il taglio al rimborso serve, tra le altre cose, che ci siano almeno 2.500 vittime in un Paese, più almeno 20 in un altro. Il secondo bond, per 95 milioni di euro, è legato a una gamma più ampia di casistiche (Ebola e altre) e il taglio ai rimborsi, almeno in parte, scatta già quando le vittime sono 250. Il primo bond, meno “rischioso” per chi ci investe, paga un tasso del 7,5%, il secondo del 12,1%.

Le condizioni che fanno scattare il taglio al rimborso del bond sono talmente complicate che serve un’apposita società per certificarle: è l’americana Air Worldwide Corporation. Società, tra l’altro, privata.

Perché l’Oms non dichiara la pandemia?

A fronte di questo quadro, è dunque lecito pensare che l’OMS ritarderà lo stato di pandemia, proprio per evitare una perdita milionaria alle società bancarie? Se lo sono chiesto numerosi analisti.

Ma chi sono gli investitori di questi Pandemic Bond? Le banche, come la stessa Banca Mondiale che puntava ad incassare l’assicurazione. Tra i principali possessori dei Pandemic Bond troviamo ad esempio anche alcune società bancarie e di gestione fondi come il Baillie Gifford, Stone Ridge Asset Management, Amundi e Invesco.

Come spiega anche Fabrizio Zampieri, economista e consulente di Federcontribuenti, ”soltanto i Paesi poveri guadagnerebbero da tutto ciò, in quanto dalle obbligazioni vendute maturerebbero solo per loro dei fondi finanziari”.

In altri tempi, come nel 2018, con l’emergenza Ebola che ha causato poco più di 2mila vittime nella Repubblica Democratica del Congo, ma non almeno 20 vittime in un secondo Paese, i Pandemic Bond non hanno pagato niente a nessuno. In questo caso, invece, le cose potrebbero andare diversamente.

Cosa rischiano le banche

Questa volta le banche rischiano di perdere decine di milioni di dollari. La Banca Mondiale, dal canto suo, se vedesse fallire il primo tentativo di “assicurarsi” contro le pandemie, difficilmente troverebbe, in futuro, banche disposte ad acquistarne altri. Una grave perdita per le grandi banche, insomma.

Come suggerisce Altroconsumo, si spera che le banche che hanno in mano questi bond, “sentendo puzza di bruciato”, non li inseriscano nei fondi comuni o nelle gestioni patrimoniali dei comuni risparmiatori, come fatto in passato con i bond argentini, Parmalat, Cirio e altri. Il consiglio è sempre di stare molto attenti quando sottoscriviamo delle cedole.

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