Pagamenti elettronici, consumatori discriminati

Ancora troppi i commercianti che non accettano i pagamenti con il Pos

L’Italia è ancora indietro con i pagamenti elettronici, poiché si preferisce il contante e molti esercenti non accettano ancora bancomat o carte di credito, nonostante siano obbligati a farlo dal 2014. Finora la mancanza di sanzioni e incentivi ha di fatto neutralizzato la normativa, ma dal 1° luglio del 2020 scatterà definitivamente l’obbligo per tutti i titolari di Partiva Iva di dotarsi di Pos e accettare i pagamenti con carte di debito e credito.

Lo prevede il Decreto fiscale collegato alla Manovra 2020, che introduce sanzioni ai commercianti inadempienti, una multa di 30 euro più il 4% del valore della transazione, ma anche incentivi, come il Bonus del credito d’imposta pari al 30% delle commissioni applicate sui pagamenti elettronici.

Incentivi per l’utilizzo del Pos sono previsti dal Decreto fiscale per i consumatori, con un rimborso in denaro per gli acquisti effettuati con carte di credito e di debito.

Fino al prossimo luglio, il sistema di pagamenti rimarrà in sostanza quello attuale, con i consumatori che potranno ancora vedersi rifiutati i pagamenti elettronici da parte degli esercenti, attuando di fatto una discriminazione.

Una situazione che ha spinto il presidente dell’Abi, Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli a lanciare una provocazione, quella di “mettere in concorrenza tra loro gli esercenti. Comprare solo da quelli dotati di Pos adibiti al pagamento delle carte. Non li hai? Vai altrove. Semplice”. Patuelli ha anche ricordato uno dei mali del commercio: “In Italia abbiamo due prezzi: uno con l’Iva e uno senza“. Non a caso il nostro Paese è primo in Europa per evasione fiscale dell’Iva.

Una tendenza che il Governo conta di invertire proprio grazie all’obbligo del Pos e agli incentivi ai pagamenti elettronici, oltre che con le sanzioni per gli esercenti che li rifiutano.

La giustificazione da parte dei commercianti per il mancato o scarso utilizzo del Pos è stata finora quella del costo delle commissioni sui pagamenti elettronici. Il presidente dell’Abi, tuttavia, ha contestato questa affermazione sostenendo che l’1% del costo della transazione, il costo della commissione media, serve a remunerare tutta la filiera che fornisce il servizio: la banca che gestisce il pagamento elettronico via Pos e ne ricava un margine sulla transazione effettuata e i circuiti, come Pagobancomat, che permettono di far dialogare il Pos con la carta dell’acquirente e che ricevono un altro margine. Per l’utilizzo della carta di debito o credito, invece, è la banca emittente che incassa una commissione annuale dal cliente.

Patuelli ha poi citato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, che in una recente audizione ha affermato che in Italia viene applicata ai pagamenti elettronici “una commissione media intorno all’1 per cento del valore della transazione”, che è inferiore all’1,2% della media Ue.

Una media, tuttavia, che, ha spiegato Signorini, comprende commissioni decisamente inferiori per la “grande distribuzione che, grazie al peso contrattuale, riesce a ottenere condizioni più favorevoli”. Mentre le commissioni più elevate sui pagamenti elettronici vengono “applicate ai piccoli esercizi commerciali e ai bar”, la categoria che più li ostacola. Come “i professionisti e gli artigiani che pagano commissioni in linea con questa media”, ha aggiunto Signorini.

Il paradosso dell’Italia è avere il numero più alto di Pos, ben 3,2 milioni, ma il numero più basso di operazioni pro-capite annue alternative al contante, solo 111. Tutti gli altri sono pagamenti in contanti, molti senza scontrino, ricevuta o fattura e dunque con evasione fiscale.

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