Il “pacchetto per la crescita”, le prime novità del governo per stimolare la ripresa

Dalla riforma della Costituzione per "liberare le mani" alle imprese al rilancio del Piano casa. Le misure per "dare la scossa" all'economia

Sarà il bisogno di riemergere dal cratere del “Rubygate” o il reale allarme per una crisi economica che non accenna a passare, fatto sta che il governo ha appena annunciato un pacchetto di misure a sostegno della crescita. Sarà un intervento a tappe: si parte con una modifica alla Costituzione e via via in discesa con nuove misure legislative, riedizioni di vecchi provvedimenti e decreti di attuazione. Tutto, per ora, nelle intenzioni dell’esecutivo. Vediamole in sintesi.

La Costituzione innanzitutto

Il Consiglio dei ministri prenderà in esame domani la proposta di modifica di tre articoli della Costituzione: il 41 sulla libera iniziativa economica e il 97 e 118 sull’organizzazione della pubblica amministrazione e il decentramento amministrativo in cui verranno introdotti criteri di merito e semplificazione. Ma è soprattutto il primo dei tre quello su cui si combatte una battaglia di principio. Il testo attuale dichiara: “L’iniziativa economica privata è libera”. Ma al secondo comma aggiunge: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. E’ questa seconda parte quella che Berlusconi vuole cancellare, frutto secondo lui di una mentalità “socialista” e ostacolo alla crescita economica. Per la cronaca: l’articolo 41 esiste da 63 anni e ha accompagnato l’economia italiana tanto nei periodi di espansione quanto di recessione.

Pmi, i pagamenti arretrati compensati con le tasse

Venendo alle misure più concrete, come anticipato da Il Sole 24Ore una fetta sostanziosa di interventi (e di fondi) riguarderà le piccole e medie imprese. I soldi dovrebbero essere recuperati dalla cancellazione di vecchi strumenti finanziari di sostegno (se ne elencano 25) che confluiranno in un “Fondo unico per gli interventi di sostegno del sistema produttivo”.

Semplificazione” è poi la parola d’ordine dell’intervento. In questo senso, una norma rivoluzionaria per le imprese fornitrici delle amministrazioni pubbliche potrebbe essere l’introduzione della compensazione dei crediti (fatture non incassate) con i debiti fiscali (imposte dovute): un modo per alleggerire la situazione finanziaria di aziende che attendono i pagamenti per mesi o anni.

Il Piano casa al bis (con incentivi fiscali)

Per quanto riguarda i privati, uno dei principali interventi riguarderà il rilancio del Piano casa. Si potrebbe ripartire dalla prima (e contestata) versione del marzo 2009 potenziandola con l’aggiunta di incentivi fiscali. Al momento, infatti, il Piano casa prevede la possibilità di ampliamento delle volumetrie e alcune semplificazioni amministrative ma i lavori sono esclusi dalle detrazioni fiscali previste per le ristrutturazioni (36%) e per il risparmio energetico (55%). Si ipotizzano anche modifiche alle norme sulla Scia, la segnalazione certificata di inizio attività introdotta con la manovra estiva per semplificare l’avvio dei lavori.

Il governo insomma punta ancora sul mattone nonostante la prima edizione del Piano casa sia stata un flop: con l’eccezione di poche regioni, le domande di ampliamento sono state molto poche (232 in una regione come la Lombardia) e i 59 miliardi di investimenti ipotizzati dall’Ance, l’associazione dei costruttori, sono rimasti un miraggio.

Un’altra novità dovrebbe essere la legge sulla concorrenza, un testo pronto da mesi che potrebbe entrare nel pacchetto crescita. Comprende la riforma della rete dei dei distributori di carburanti, con la sperimentazione dei prezzi settimanali, il potenziamento del self service e l’incentivazione alla riduzione delle stazioni di servizio. Di interesse per il cittadino-consumatore anche alcune norme sugli obblighi informativi delle banche sui costi effettivi in caso di scoperto bancario. (A.D.M.)

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