Pacchetto da 10 addio: le nuove norme del giro di vite contro il fumo

Accordo raggiunto sulla proposta di revisione della direttiva sui prodotti del tabacco

I rappresentanti permanenti degli Stati membri nel Consiglio Ue (Coreper) hanno confermato oggi a Bruxelles l’accordo raggiunto lunedì con i rappresentanti del Parlamento europeo sulla proposta di revisione della direttiva sui prodotti del tabacco. Aggiunte solo alcune modifiche minori al testo, che verrà ora votato dalla Plenaria di Strasburgo prima delle elezioni di maggio che rinnoveranno l’Europarlamento. L’accordo è stato salutato sia dal commissario Ue alla Salute, Tonio Borg, che dalla relatrice del Parlamento europeo, Linda McAvan. Nel complesso, come hanno riconosciuto entrambi con soddisfazione, il testo costituisce un giro di vite nelle norme europee contro il tabagismo, anche se meno severo di quanto avrebbe voluto la Commissione europea nella sua proposta originaria ("l’accordo è ragionevole e mantiene i punti principali").
 
LIMITI – Le dimensioni delle avvertenze sanitarie contro il fumo sui pacchetti di sigarette sono state fissate al 65% (la Commissione aveva proposto il 75%) della superficie, sia della facciata che del retro dei pacchetti, e il "warning" dovrà figurare sulla parte superiore della confezione, così da essere sempre visibile sugli scaffali. Sui pacchetti dovranno comparire anche delle raffigurazioni grafiche dei danni del fumo, da scegliere fra una serie di immagini approvate dalla Commissione. Saranno vietati i pacchetti contenenti meno di 20 sigarette, che potrebbero attrarre di più i giovanissimi per il loro costo contenuto. I pacchetti "neutri" ("plain packaging"), ovvero senza il brand del produttore, potranno essere imposti dai paesi membri, se vorranno adottare misure più rigorose di quelle della direttiva, coma ha indicato di voler fare l’Irlanda (e come, fuori dall’Ue, si fa in Australia e Nuova Zelanda). 
 
DETERRENTI – Molta attenzione è stata attribuita alle norme finalizzate a scoraggiare, o almeno non incoraggiare i giovani che iniziano a fumare: vengono proibiti in particolare tutti gli additivi e aromi che rendono più gradevole il fumo, come il mentolo o la vaniglia, ma il divieto sarà in applicazione solo nel 2020, quattro anni dopo l’entrata in vigore della direttiva. Proibiti anche vitamine e altri additivi che creino l’impressione di benefici sanitari o riduzione dei danni alla salute, stimolanti come taurina e caffeina, che promettono energia e vitalità, coloranti del fumo emesso dalle sigarette e additivi che facilitano l’inalazione e l’assorbimento della nicotina.
 
E-CIG – Per quanto riguarda il punto più controverso, quello della regolamentazione delle sigarette elettroniche, l’accordo prevede sostanzialmente di lasciar decidere agli Stati membri se trattare questi prodotti come medicine (come voleva originariamente la Commissione), o come normali prodotti derivati dal tabacco. Oggi 15 Stati membri regolamentano questi prodotti e 13 no. Se i produttori decideranno di mettere in evidenza il fatto che le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare, dovranno sottoporle alle complesse procedure di autorizzazione del settore farmaceutico e quindi alla vendita nelle sole farmacie. Se, invece, ne verrà consentita la commercializzazione nei normali canali distribuzione al pubblico, saranno comunque applicate le norme, i limiti e i divieti specifici previsti per gli altri prodotti del tabacco, in particolare riguardo alla vendita ai minori, gli aromatizzanti, gli avvertimenti sanitari, la pubblicità e soprattutto le concentrazioni di nicotina, che non dovranno superare i 20 mg/ml nelle cartucce di ricariche. Una singola sigaretta elettronica non dovrà comunque contenere più di 2 ml di nicotina.
 
Le cartucce di ricarica sono comunque sottoposte a una clausola di "rendez-vous": la Commissione, entro due anni dall’approvazione della nuova direttiva, elaborerà un rapporto per determinare se le ricariche presentano un problema per la salute pubblica. Gli Stati membri, inoltre, hanno il potere di proibirle su proprio territorio nazionale, in base a motivazioni sanitarie da notificare alla Commissione. Se almeno tre Stati decidono divieti nazionali, l’Esecutivo comunitario potrà estendere la proibizione a tutta l’Ue, attraverso un "atto delegato" (una decisione che puo’ essere bloccata solo dalla maggioranza qualificata degli Stati membri).
 
La nuova direttiva dovrà essere trasposta negli ordinamenti nazionali degli Stati membri entro due anni dall’approvazione.

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