Orti urbani, il boom che coltiva le città. Ma i semi sono minacciati

Un italiano su quattro impegnato negli orti in città. Per riappropriarsi del verde, risparmiare e ripensare il rapporto con il cibo

Zappa e borsetta. Con l’arrivo della primavera inizia il “lavoro” di quasi un italiano su quattro negli orti, nei giardini o e nei terrazzi per dedicarsi, con la crisi oltre che alla tradizionale cura dei vasi di fiori, alla coltivazione "fai da te" di  lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza.
Lo segnala un’analisi di Coldiretti, che spiega quanto la passione per zappa abbia contagiato ormai anche chi non dispone di spazi verdi privati, tanto che il terreno di proprietà comunale diviso in piccoli appezzamenti e adibito alla coltivazione ad uso domestico, all’impianto di orti e al giardinaggio ricreativo ha raggiunto in Italia il record di 1,1 milioni di metri quadrati: mai cosi tante aree verdi destinate a orti pubblici nei centri urbani.

In Lombardia gli orti urbani nei capoluoghi di provincia sfiorano quota 2.800, con una crescita del 40% rispetto a due anni fa. A Roma c’è Zappata Romana (www.zappataromana.net), che realizza il censimento di orti e giardini condivisi nella capitale; a Milano, Libere Rape Metropolitane (rape.noblogs.org) è una rete che riunisce soggetti interessati a far vivere il verde urbano come una risorsa comune; a Bologna Trame Urbane (trameurbane.noblogs.org), con Coltivare RappOrti, ha lanciato una rete nazionale per tutte le esperienze di giardini e orti comunitari che stanno nascendo in questi anni ovunque nel nostro Paese. Sono solo alcuni degli esempi nostrani che testinomiano l’affermarsi del fenomeno. 

Accanto a questo esercito armato di zappa, che fa rivivere aree dismesse, si dedica al’orto, e realizza fattorie sui tetti, cresce il numero delle persone che acquistano diversamente affollando i mercati a filiera corta, entrando a far parte di un gruppo di acquisto solidale, sottoscrivendo servizi di vendita diretta.  

UE BOCCIATA SULLA ‘SEED LAW’

La Plant reproductive Material law (o più brevemente ‘seed law’) una legge proposta dalla Commissione europea ha tentato di mettere il bastone tra le ruote – o meglio, tra le zappe – rendendo illegale coltivare, riprodurre o commercializzare i semi di ortaggi che non siano stati analizzati, approvati e registrati dalla Agenzia delle varietà vegetali europee.
La normativa, bocciata lo scorso gennaio in Parlamento europeo, pur essendo destinata per lo più ai grandi produttori, avrebbe stabilito comunque un precedente vincolante anche per i piccoli coltivatori, avvantaggiando i grandi monopoli sementieri.
Molti piccoli produttori hanno tirato un sospiro di sollievo quando la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha bocciato la proposta che avrebbe posto fine all’abitudine di scambiare e conservare i semi di un raccolto per la successiva semina, stroncando qualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea.
Adesso spetterà alla commissione Agricoltura prendere atto del voto e adoperarsi affinché i piccoli coltivatori non siano sacrificati in nome degli interessi delle grandi multinazionali.

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