Oro, franco svizzero e bund tedesco, ecco i salvagenti nella burrasca finanziaria

E' caccia alla stabilità e trionfano i classici beni rifugio. Ma la situazione non giustifica il ritiro dei soldi dal conto corrente. Nonostante il pericolo "patrimoniale"

La depressione delle borse,  lo spread record tra bund e Btp, lo spettro di una manovra aggiuntiva per scongiurare il  rischio default. Ce n’è abbastanza per gettare nello sgomento i risparmiatori e spingerli verso investimenti alternativi. E in questo periodo “alternativo” significa solo più sicuro. E’ il momento d’oro (è il caso di dirlo…) dei beni rifugio.

In un periodo come l’attuale il bene più richiesto è la stabilità. E’ per questo che la scelta degli investitori si orienta verso i “grandi classici”. L’oro innanzitutto, le cui quotazioni sono salite del 10% nell’ultimo mese e addirittura dell’81% negli ultimi due anni. Attualmente è quotato a 1.670 dollari per oncia.

Un’irresistibile ascesa anche per il franco svizzero, il cui cambio contro l’euro a luglio si è rivalutato del 15%, arrivando a quota 90 centesimi e puntando alla parità con la moneta unica. Un anno fa era a 0,72. Una situazione che ha messo in allarme la Banca centrale svizzera che ha tagliato i tassi portando la forchetta allo 0-0,25% contro lo 0-0,75% precedente. L’eccessiva rivalutazione del franco rischia infatti di penalizzare le esportazioni del paese.

Rimanendo nel campo dei titoli di Stato, chiaramente il bene rifugio è il mitico bund tedesco che è preso, per l’appunto, come punto di riferimento per la sua stabilità. I suoi rendimenti sono scesi all’1,7% netto e questo, come si sa, è un segno di salute dell’economia tedesca. Il differenziale di rendimento (il famoso spread) coi Btp a 10 anni ha sfondato il tetto dei 390 punti base. In altre parole: il titolo italiano rende di più ma questo misura tutta l’instabilità del nostro debito pubblico.

Più che la patrimoniale il vero pericolo è il panico

Gli addetti al mestieri tuttavia buttano acqua sul fuoco: “io non penso che l’Italia possa saltare – dice Angelo Drusiani, responsabile gestioni di Albertini Syz dalle colonne di Repubblica – e in questo caso un momento difficile e volatile presenta opportunità interessanti. L’ importante è sapere che ci si può scottare le dita. E valutare con attenzione la propria propensione al rischio“.

Un altro spettro che agita i sonni di molti risparmiatori si chiama “patrimoniale“. Qualcuno prospetta, come misura di emergenza, una riedizione della manovra del governo Amato nel 1992 che prelevò il 6 per mille dai conti correnti degli italiani. Ma accanirsi sulla liquidità al momento sarebbe suicida e secondo gli esperti e poco probabile che questo accada.

Il vero pericolo, in realtà, sarebbe il panico e l’assalto agli sportelli per ritirare i propri soldi. In Grecia – l’economia più vacillante d’Europa – in meno di un anno sono stati ritirati 40 miliardi di euro dai conti correnti (il 20% del totale). Da noi ci sono le prime consistenti avvisaglie: riferisce sempre Repubblica che fonti bancarie autorevoli (e anonime) registrano da qualche mese la ripresa di flussi di denaro dall’Italia alla Svizzera. Si stanno vanificando gli effetti – peraltro blandi – dello scudo fiscale. Ma è proprio ciò di cui ha meno bisogno la nostra economia.

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