Ocse, in Italia si lavora di più e si guadagna di meno. Sale la disoccupazione giovanile

Nel suo Employment Outlook, l’organizzazione lancia l’allarme disoccupazione giovanile: è a livelli record

In Italia si lavora di più e si viene pagati meno. E’ quanto emerge dai dati diffusi dall’Ocse (attraverso il suo Employment Outlook). Il salario medio di un lavoratore italiano è stato di 32.657 dollari statunitensi nel 2010, a fronte di un monte ore pari a 1.778, sotto la media dei Paesi dell’area, a che si attesta 43.933 dollari per 1.749 ore lavorate. Tra gli altri, più degli italiani hanno guadagnato gli spagnoli (32.657 dollari con 1.663 ore), i francesi (38.124 dollari), i tedeschi (38.325 dollari con 1.419 ore), i giapponesi (33.900 dollari con 1.733 ore) e irlandesi (48.757 dollari con 1.664 ore). Nel confronto con l’Italia, la retribuzione media è inferiore in Portogallo (23.173 dollari con 1.714 ore) e Grecia (27.484 dollari con 2.109 ore). L’Italia è il fanalino di coda tra i Paesi del G7.

A peggiorare la situazione il tasso di disoccupazione giovanile che resta elevato. Secondo l’organizzazione si è attestato al 27,6% a luglio 2011 e al 27,9% in tutto il 2010. La crisi – si legge nel Employment Outlook – ha “pesantemente colpito i giovani italiani” tra i 15 e i 24 anni, il cui tasso di disoccupazione è aumentato di 9,7 punti percentuali, passando a 28,9% nel mese di aprile 2010, e da allora è diminuito di soli 1,3 punti percentuali, attestandosi a “uno dei più alti tassi” tra i Paesi dell’area. Per i Paesi Ocse, il tasso medio di disoccupazione giovanile è stato del 15,7% nel 2010.
Secondo l’Ocse, nel primo trimestre del 2011 in Italia c’erano 72mila dipendenti con contratto a tempo indeterminato rispetto a un anno prima e ciò “suggerisce che una legislazione troppo rigida sulla tutela dell’occupazione può aver aiutato il Paese a contenere l’impatto sul mercato del lavoro della recessione, ma ora scoraggia l’assunzione e quindi ostacolando la ripresa“. L’Ocse sostiene che “al fine di promuovere la creazione di posti di lavoro e di diminuire la dualità” con i contratti a termine, “dovrebbe essere prevista una riforma dei contratti di lavoro”.
L’incidenza dei lavori a tempo determinato sul totale dei giovani tra i 15 e 24 anni è stato del 46,7% in Italia nel 2010. Nel 2009 il livello dei precari nel Paese si era attestato al 44,4%.

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