Ocse affossa Quota 100 e Reddito di cittadinanza: “Economia italiana si indebolisce”

Lo scrive - nel rapporto periodico sull'Italia - l'Ocse, confermando un Pil italiano in calo dello 0,2% nel 2019 e in leggera ripresa dello 0,5% nel 2020

L’ultimo allarme sul forte arretramento dell’economia italiana arriva dall’Ocse. Il Pil italiano è confermato in calo dello 0,2% nel 2019 e in leggera ripresa dello 0,5% nel 2020. E alla luce di una “politica fiscale espansiva e di una bassa crescita” l’organizzazione proietta per il 2019 il deficit dei conti pubblici al 2,5% del Pil dal 2,1% dello scorso anno.

“L’Italia continua a soffrire di problemi sociali ed economici di antica data” scrive l’Ocse nel rapporto, sottolineando come “il Pil pro capite reale è all’incirca lo stesso del 2000 e ben al di sotto dal suo picco pre-crisi”. L’organizzazione ricorda come il livello di occupazione, sebbene sia aumentato, “resti ancora uno dei più bassi tra i Paesi dell’Ocse, specialmente per quanto riguarda le donne”. Nel rapporto si lancia poi un allarme sulla “notevole crescita” della povertà assoluta fra i giovani.

REDDITO CITTADINANZA E QUOTA 100 – Piuttosto netto il giudizio espresso dall’Ocse nel rapporto sull’Italia: la legge di bilancio 2019 definita dal governo Lega-M5S “punta giustamente ad aiutare i poveri, ma i suoi benefici in termini di crescita saranno probabilmente modesti, specialmente nel medio termine”. In particolare, si sottolinea, il Reddito di cittadinanza “stanzia importanti fondi aggiuntivi per i programmi anti-povertà, ma la sua efficacia dipenderà in modo decisivo da miglioramenti significativi nei programmi di ricerca e formazione professionale”. Ma l’Ocse ha toni critici anche nei confronti di Quota 100, ritenendo che la misura “ridurrà la crescita nel medio periodo riducendo la partecipazione degli anziani al lavoro, peggiorerà la disuguaglianza intergenerazionale e aumenterà il debito pubblico”.

Inoltre, in attesa del varo del reddito di cittadinanza, l’Italia vanta il poco invidiabile record negativo di Paese europeo con il livello più basso di lavoratori aiutati nella loro ricerca di occupazione dai centri pubblici per l’impiego, scrive l’Ocse segnalando come con una quota di appena l’1,52% del totale l’Italia presenta un livello inferiore alla metà del Paese che occupa il penultimo posto (la Spagna con il 3,55%) e lontanissima dal vertice della classifica che vede l’Ungheria al top, dove le agenzie pubbliche aiutano quasi un quarto dei lavoratori (24,13%) seguita da Slovenia (21,27%) e Svezia (17,66%).

In collaborazione con Adnkronos

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