Nuovi bonus, debutto con rischio: incognita ritardi e procedure

Se da un lato, il "precedente" del Cura Italia potrebbe essere pericoloso, vero è che il Governo ora conosce i punti deboli e potrebbe correggerli più facilmente

Dopo una serie infinita di slittamenti, nelle scorse ore, il Decreto Rilancio ha finalmente tagliato il traguardo. “Abbiamo impiegato un po’ di tempo ma posso assicurarvi che non abbiamo impiegato un minuto di più di quello strettamente necessario per un testo cosi complesso”: queste le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa per “illustrare” il maxi decreto da 55 miliardi che  secondo il ministero dell’Economia, mobiliterà 130 miliardi di liquidità.  Un “provvedimento mosaico” focalizzato su misure di indennizzo e di ristoro a favore delle imprese e interventi per le famiglie in difficoltà.

Proprio in questi minuti, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è tornato a ribadire che “nessuno sarà lasciato indietro”. “È evidente che le legittime preoccupazioni di una situazione senza precedenti possano generare anche rabbia. Lo capiamo e per questo il governo è impegnato a sostenere imprese e famiglie, a evitare un aumento delle diseguaglianze, ad aiutare i più deboli”, ha assicurato il Titolare del tesoro intervistato da la Repubblica. 

Giorno di lavoro intenso e polemiche per l’esecutivo Conte-bis chiamato a gestire la crisi più severa dal Dopoguerra nel nostro Paese, finito più volte nel mirino di critiche e polemiche. Del resto, il precedente del Cura Italia non gioca esattamente a favore del Governo. Vedasi, per dettaglio, il caos sull’indennità per i lavoratori autonomi, i ritardi sulla cassa integrazione in deroga e il “muro” di alcune banche nell’erogazione dei prestiti garantiti che dilatano i tempi d’attesa per le imprese.

La precedente esperienza potrebbe però rivelarsi utile per correggere il tiro rispetto alle tante criticità che si sono verificate nella prima tornata. Ma sono tante le incognite, specie sul fronte delle procedure, ancora da stabilire. Tradotto: il rischio ritardo è dietro l’angolo visto che sono tanti i tasselli che dovrebbero incastrarsi più o meno alla perfezione.

DEBUTTO CON INCOGNITA – Tutto dovrebbe filare liscio sul fronte dell’erogazione della seconda rata dell’indennità da 600 euro (retroattiva al mese di aprile) a lavoratori autonomi, professionisti e collaboratori con l’Inps che dovrà semplicemente replicare i pagamenti precedenti sulla base dei dati già acquisiti. Per la successiva erogazione maggiorata che riguarderà maggio, bisognerà dimostrare l’interruzione dell’attività o la riduzione del reddito. Discorso ancora diverso per  commercianti e artigiani per le quali il beneficio non sarà rinnovato: per loro pronto il ristoro parziale delle perdite da parte dell‘Agenzia delle Entrate che per una volta come ha sottolineato Gualtieri diventerà “Agenzia delle Uscite”. 

Debutto ad alto rischio, dunque, per il reddito di emergenza e bonus colf e badanti. Ancora da definire le modalità. Un dettaglio dove è pronto ad infilarsi il “diavolo” per mettere a dura prova la pazienza già al limite.

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