Non è Natale senza riciclo: risparmio di oltre 3 miliardi di euro

6 milioni di italiani, invece, non faranno regali a causa principalmente delle difficoltà economiche

Paura per il domani, egoismo, desiderio di produrre meno rifiuti. Fatto sta che la scelta di riciclare i regali di Natale è una tendenza che cresce di anno in anno in occasione delle feste natalizie. Come sempre, lo dicono i numeri.

Gli italiani che riciclano i regali sono 23 milioni, almeno 1 su 3, due milioni in più dell’anno scorso. È quanto emerge da una ricerca del Centro Studi di Confcooperative, secondo cui il riutilizzo di regali non graditi, scartati sotto l’albero, genererà un risparmio di circa 3,3 miliardi di euro.

Alla base della scelta, appunto, l’esigenza di risparmiare, soprattutto in periodo di crisi. L’aumento delle tredicesime è stato utilizzato per rimpinguare i risparmi o per le spese personali. Egoismo e paura per il domani, oltre all’aumento della povertà, condizionano fortemente i consumi.

In pole position tra i beni più riciclati troviamo:

  • generi alimentari per il 45% (vini, spumanti, prosecchi e dolci tra cui, in primis, panettoni, pandori e torroni);
  • sciarpe, guanti, cappelli, cosmetici e profumi per il il 30%;
  • libri per il 25%.

Natale, niente regali per 6 milioni di italiani – Così, mentre si fronteggiano riciclatori seriali e non, c’è purtroppo una bella fetta di italiani che non dovrà rispondere al dilemma. 6 milioni, infatti, non faranno regali a Natale a causa principalmente delle difficoltà economiche che vedono aumentare nel Paese le distanze tra le fasce della popolazione benestante e quelle a rischio povertà. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti-Ixè dalla quale si evidenzia la situazione di difficoltà in cui si trovano molte famiglie.

Una forte situazione di disagio in Italia la vivono soprattutto le 2,7 milioni di persone che nel 2019 sono stati addirittura costrette a chiedere aiuto per il cibo da mangiare, sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea).

La stragrande maggioranza di chi è stato costretto a ricorrere agli aiuti alimentari lo ha fatto attraverso la consegna di pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che – per vergogna – prediligono questa forma di sostegno piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli.

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Non è Natale senza riciclo: risparmio di oltre 3 miliardi di euro