Nomine UE, nell’accordo vincente domina ancora l’asse franco-tedesco

Secondo il nostro governo le elezioni Europee avrebbero cambiato l'Europa. Ma il colpo sembra andato a vuoto.

Alla fine, la fumata bianca è arrivata: più faticosa del previsto, giunta dopo un negoziato serrato di tre giorni, iniziato domenica pomeriggio e conclusosi martedì sera. Una partita delicata perchè c’era da garantire un equilibrio politico e di genere, in un contesto di certo non aiutato dalla frammentazione del Parlamento europeo che ha complicato, non poco, la quadratura del cerchio. Come affermato da Enrico Letta in una intervista, “rischiamo di ritrovarci a rimpiangere quelli di prima, Juncker e Moscovici”.

Adesso però una cosa è certa: il nuovo corso dell’Europa è contrassegnato da un importante salto di qualità di Francia e Germania che, di fatto, hanno portato a casa le poltrone più ambite  con le prevedibili conseguenze nella gestione dell’Unione Europea. Cosa che non capitava da tempo.

Rifiutato il primo pacchetto di nomine, alla fine la cancelliera tedesca, infatti, è riuscita a imporre la sua candidata preferita alla Presidenza della commissione europea, la ministra della Difesa tedescaUrsula von der Leyen, pronta dunque a prendere il posto di Jean Claude Juncker. Mentre la Francia ha portato a casa un ruolo non meno prestigioso con la Presidenza della Bce, piazzando Christine Lagarde, attuale direttrice del Fondo monetario Internazionale.  Per molti, un equo scambio che afferma ancora una volta la solidità dell’asse franco-tedesco. 

E l’Italia? Non è mistero che a Roma non si stiano di certo facendo salti di gioia con lo stesso Premier Conte che pur dichiarandosi soddisfatto – dopo aver evitato il “pericolo” Timmermans, fortemente osteggiato da Salvini – ha apertamente ammesso: “Non è il Dream Team che avrei scritto su un foglio”. 

La pensa così anche Luigi Di Maio che accoglie le nomine con più di qualche riserva.  “Non mi fa impazzire” la nomina ai vertici europei di “due fedelissime di Merkel e Macron”, e che Germania e Francia l’abbiano vinta ancora una volta”, ma “spero che non diventino due regine dell’austerity”.

In ogni caso “se qualcuno pensa di farci chinare la testa nominando la Lagarde prende un abbaglio. Noi andiamo avanti per la nostra strada”, ha scritto il Vicepremier.

Il capo politico del M5s rivendica che “siamo riusciti a portare a casa una casella importantissima come quella del commissario Ue alla concorrenza. Andremo dunque ad occupare un ruolo fondamentale, perché spetterà a noi vigilare sulla corretta competizione commerciale tra Paesi a tutela anche delle nostre imprese e del tessuto produttivo. Ma per il commissario alla concorrenza passeranno tutti i dossier europei più importanti su cui l’Italia potrà quindi orientare le scelte della Commissione. Una partita fondamentale sarà anche quella dei funzionari apicali su cui credo l’Italia possa vantare un grande credito”.

E conclude: “Abbiamo rispetto di tutti. Chi investe in Italia deve sapere che è il benvenuto, che supportiamo il business, ma nel massimo rispetto degli interessi nazionali”.

In generale, l’indubbio rafforzamento di Parigi e Berlino fa storcere il naso a più di qualcuno ma c’è anche chi pensa che l’affermazione ai vertici di due paesi forti come Francia e Germania potrebbe giovare all’Europa.  C’è da considerare poi che entrambe le leader dovranno fare gioco di squadra: la tedesca sarà spalleggiata da una serie di importanti vice Presidenti, tra i quali Margethe Vestager e Frans Timmermans. Quanto alla signora Lagarde è nei fatti la portavoce di un consiglio direttivo che raggruppa 24 altri banchieri centrali.

Tradotto: non saranno sole al comando. 

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