Lagarde-von der leyen, cosa aspetta l’Italia coi nuovi vertici Ue

L'Italia (interessata) sta a guardare. "Non è il dream team che avrei scritto su un foglio", ammette Conte. Il veto di Salvini su Timmermans ha spianato la strada della von der Leyen alla Presidenza della Commissione ma quale sarà la linea della tedesca nei confronti del debito pubblico del nostro Paese?

Christine Lagarde e Ursula von der Leyen: due donne al timone di due delle istituzioni più importanti dell’Europa.  La Francia “conquista” la BCE, la Germania porta a casa la Presidenza della Commissione, una poltrona ambitissima. E l’Italia?

Se, infatti, ha retto il veto di Matteo Salvini sulla candidatura dell’olandese Frans Timmermans a successore di Juncker, inviso al premier Orban e ai Paesi del blocco Visegrad, in generale, non c’è troppo da esultare.

Lo ammette lo stesso Premier Conte che, seppur soddisfatto, non nasconde che il combinato Von der Leyden – Lagard non è certo quello che avrebbe scelto lui. “Non è il dream team che avrei scritto su un foglio bianco” ammette nella conferenza stampa al termine dell’ultima riunione fiume del Consiglio Ue per la designazione dei nuovi vertici delle istituzioni europee. Tradotto: non è il massimo, ma quantomeno lo scenario migliore tra quelli possibili.

Ad addolcire la pillola, la promessa strappata ai suoi colleghi da Conte che rivendica di aver ottenuto per l’Italia il prossimo commissario europeo per la concorrenza, proprio quell’incarico economico di peso che era uno degli obiettivi del governo, e che questo commissario sarà anche uno dei vicepresidenti della commissione.

Il nome sarà designato dalla Lega, ha spiegato Conte, perché il voto europeo ha parlato chiaro, e sarà “concordato con me e con i 5 Stelle”. 

Dal Pd, intanto, arrivano le prime critiche.  Il neo segretario Nicola Zingaretti parla apertamente di “grande occasione persa” aggiungendo che ” le nomine sono state un clamoroso autogol per l’Italia. Salvini ha detto no a Timmermans che voleva un’Europa del lavoro e ha scelto Von der Leyen, simbolo del rigore e della continuità”.

von der Leyen , la delfina della Merkel alla Commissione UE – 61 anni, madre di 7 figli, Ursula von der Leyen è la prima donna a diventare presidente della Commissione europea. Fedelissima della cancelliera, tanto da essere per anni indicata più volte come la sua vera erede, è un profilo targato Cdu.

IL RISCHIO AUTOGOL  – E se Salvini è riuscito a sventare la “minaccia” Timmermans, non è detto che la nuova Presidente tedesca sia tenera nei confronti dell’Italia specie per quanto riguarda il controllo dei conti pubblici, nostro tallone d’Achille. Insomma, c’è il rischio che il paletto all’olandese che di fatto ha spianato la strada alla von der Leyen possa tradursi in una vittoria di Pirro. 

LAGARDE DAL FMI ALLA BCE – Sarà invece la francese Lagarde a prendere il posto di Mario Draghi alla guida della BCE. Nata a Parigi, inclusa più volte nella lista delle 100 donne più potenti del mondo secondo Forbes, presenza forte del World Economic Forum di Davos, dopo la sua lunga carriera di avvocato che in 24 anni l’ha portata al vertice dello studio legale internazionale, Baker & McKenzie, con sede negli Stati Uniti, Christine Madeleine Odette Lallouette (Lagarde è il cognome del marito da cui ora è divorziata) nel 2005 ha iniziato la sua carriera politica a Parigi, nel centrodestra francese, come ministro del Commercio dell’esecutivo guidato da Dominique Villepin.

Dopo aver ricoperto, per un breve periodo la carica di ministro dell’Agricoltura, nel 2007 diventerà ministro delle Finanze. Atleta della nazionale francese di nuoto sincronizzato, vegetariana, Lagarde è stata anche la prima donna a ricoprire il ruolo di ministro delle Finanze dei Paesi del gruppo del G7, come responsabile del Tesoro francese tra il 2007 e il 2011, in quota ai conservatori dell’Ump e sotto l’Eliseo di Nicolas Sarkozy (premier François Fillon). Ruolo che nel 2011 le aprirà le porte della direzione del Fondo monetario internazionale, come successore di Dominique Strauss-Kahn, nel quale verrà riconfermata nel 2016. 

La nomina al vertice del FMI –Nel giugno del 2011 il comitato esecutivo del FMI l’ha nominata nuovo direttore generale, dopo le dimissioni del suo connazionale Dominique Strauss-Kahn. Lagarde è diventata la prima donna a ricoprire questo incarico. Ha guidato il Fondo monetario in anni difficili, segnati dalla crisi finanziaria globale, poi da quelle della Grecia e dell’Argentina, fino all’emergere della Cina come potenza mondiale. Negli ultimi anni ha portato avanti una battaglia contro la politica dei dazi del presidente Usa Donald Trump.

In tanti, sono pronti a scommettere che la Bce targata Lagarde rimarrà colomba, in continuità con l’era Draghi.  

Guardando in casa nostra, sono in tanti a far notare come dal FMI da lei guidato non ha risparmiato critiche,anche severe, alle due misure bandiera del governo gialloverde, Reddito di cittadinanza e Quota 100. Promossa con riserva la prima con il rischio che potrebbe rappresentare “un disincentivo al lavoro”  e bocciata senza appello la seconda.

In quell’occasione Di Maio aveva replicato duramente: “Abbiamo già smentito tante voci in soli sette mesi e nel corso del 2019 smentiremo anche il Fmi. Chi ha affamato popoli per decenni, appoggiando politiche di austerità che non hanno ridotto il debito, ma hanno solo accentuato divari, non ha la credibilità per criticare una misura come il Reddito di cittadinanza, un progetto economico espansivo di equità sociale e un incentivo al lavoro”. aveva scritto su Facebook il vicepremier.

Come dire, con la Lagarde numero uno del FMI non è stato un idillio , vedremo cosa cosa succederà con la francese alla guida della BCE. 

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