Nel 2065 sette milioni di italiani in meno, ma vivremo più a lungo

Lo dice l'Istat: la vita media arriverà a 86,1 anni per gli uomini e 90,2 anni per le donne

(Teleborsa) Come e quanti saranno gli italiani del futuro? Di meno e più anziani ma vivranno più a lungo. 
Questa la “cartolina dal futuro” contenuta nelle previsioni demografiche pubblicate dall’Istat: nel 2045 la popolazione residente in Italia sarà pari a 58,6 milioni di persone e nel 2065 a 53,7 milioni.  Un report, dai toni decisamente in chiaroscuro, quello sul futuro demografico del Paese che prefigura una perdita di 2,1 milioni di persone già a partire dal 2025.
Tradotto in numeri generali, tra meno di 50 anni saremo 7 milioni in meno rispetto al 2016 (60,7 milioni).

In pratica, sempre secondo l’istituto di statistica, in futuro le nascite non saranno sufficienti a compensare i decessi. Nello scenario mediano, dopo pochi anni di previsione il saldo naturale raggiunge quota -200mila, per poi passare la soglia -300 e -400mila unità in meno nel medio e lungo termine.

Solo cattive notizie? Per fortuna no. Vivremo più a lungo. Sempre entro il 2065, infatti, la vita media crescerà fino a 86,1 anni per gli uomini e fino a 90,2 anni per le donne, un incremento significativo rispetto ai dati del 2015 (rispettivamente 80,1 e 84,6). L’età media della popolazione, inoltre, arriverà a oltre 50 anni del 2065, mentre oggi è a 44,7.

Il picco di invecchiamento dovrebbe colpire l’Italia nel quinquennio 2045-50, quando i nati nel baby boom (1961-1975) passeranno dalla tarda età attiva a quella senile. A muoversi in rialzo, spiega l’Istat, sarà comunque anche la fecondità: da 1,34 a 1,59 figli per donna nel periodo 2016-2065 secondo lo scenario elaborato dall’istituto.
Mentre nel Mezzogiorno il calo di popolazione “si manifesterebbe lungo l’intero periodo, per il Centro-nord, superati i primi trent’anni di previsione con un bilancio demografico positivo, un progressivo declino della popolazione si compierebbe soltanto dal 2045 in avanti. La probabilità empirica che la popolazione del Centro-nord abbia nel 2065 una popolazione più ampia rispetto a oggi è pari al 31%, mentre nel Mezzogiorno è pressochè nulla”.

Nella stima della popolazione residente attesa per l’Italia un contributo determinante è esercitato dalle migrazioni, il cui saldo è previsto positivo, essendo mediamente superiore alle 150mila unità annue (133mila l’ultimo rilevato nel 2015).

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