Dai negozi alle professioni, dai trasporti alle spiagge: parte il piano delle liberalizzazioni

Fine dei vincoli ma anche dei privilegi per molte categorie. Per far ripartire l'economia il governo vuole aprire alla concorrenza il mercato dei servizi. Ecco quali

L’hanno chiamata la “rivoluzione per decreto” e in effetti, se avrà miglior fortuna dei passati tentativi di deregulation, potrebbe cambiare radicalmente il mercato dei servizi in Italia. Uscito un mese fa dalla prima manovra Monti, il piano di liberalizzazioni viene riproposto ora. Dalla bozza in circolazione in questi giorni si può capire l’impatto che un provvedimento di questo genere potrà avere sulle regole e le tariffe nei settori più disparati. Il decreto in effetti ne toccherà molti: dal commercio agli ordini professionali, dai treni ai taxi, dalle farmacie alle spiagge. Un intervento a 360° per “movimentare” campi ancora poco o per nulla permeabili alla concorrenza, abbassare i costi dei servizi per i cittadini e far ripartire l’economia italiana. Ecco i singoli interventi.

NEGOZI. La parola d’ordine è “prezzo libero”. E’ prevista la piena libertà di praticare sconti e saldi tutto l’anno, senza vincoli di ribasso e di durata. Vengono eliminati anche gli obblighi di comunicazione preventiva alle amministrazioni comunali. La deregulation riguarderà anche le licenze: dal 30 ottobre prossimo verranno abolite le autorizzazioni preventive per l’apertura di tutti gli esercizi commerciali non ricompresi in un elenco di attività “regolamentate” che dovranno essere specificamente individuate dal governo.

PROFESSIONISTI. Sono abrogate tutte le tariffe, sia minime che massime (in realtà le tariffe minime erano già state abolite dalle liberalizzazioni di Bersani). Avvocati, medici, commercialisti, architetti ecc. dovranno concordare di volta in volta per iscritto col cliente il preventivo per la prestazione richiesta. La liberalizzazione riguarda anche la “casta” professionale per eccellenza, quella dei notai, che avrà 500 nuovi ingressi all’anno e tariffe libere. Il costo di un rogito, ad esempio, potrà variare da un professionista all’altro

BENZINAI. Libertà di marchio per i distributori: potranno vendere benzina, gasolio o gpl di compagnie petrolifere diverse scegliendo quelle che offrono i prezzi migliori. Sarà ammessa anche la vendita presso il distributore di altri prodotti (tabacchi, giornali ecc.).

FARMACIE. Il governo vuole di ampliare “la pianta organica” delle farmacie cioè la diffusione sul territorio abbassando il rapporto farmacie-abitanti a 1 a 3mila (ora è 1 a 4mila per i comuni sopra i 12.500 abitanti e a 5mila per quelli al di sotto). Prevede inoltre la vendita libera dei farmaci di fascia C, quelli con obbligo di ricetta medica non rimborsabili dal Ssn. E’ un mercato che vale 3,1 miliardi l’anno, il 12% della spesa farmaceutica nazionale. Va da sé che Federfarma si opponga alla liberalizzazione.

TAXI. Il decreto stabilisce la fine del numero chiuso delle licenze e, come per le altre categorie professionali, delle tariffe minime. Una prospettiva che ha già scatenato le proteste della categoria.

TRENI. Trenitalia perde l’esclusiva nella gestione dei servizi di trasporto ferroviario. Rfi, la società che gestisce l’infrastruttura (i binari), verrà scorporata dal gruppo Ferrovie dello Stato e metterà a disposizione la rete alle società di trasporto che lo richiedono e hanno i requisiti necessari. Il mercato dei servizi ferroviari si apre alla concorrenza.

POSTE. Arriva la piena concorrenza nel settore dei servizi postali: già liberalizzate le spedizioni di pacchi e raccomandate, ora l’ipotesi è quella di aprire al mercato anche il cosiddetto “servizio universale” cioè tutta la corrispondenza ordinaria, mantenendo però l’obbligo per i possibili concorrenti di garantire il servizio in ogni parte del territorio nazionale (cioè evitare che le regole del profitto portino a tagliare i servizi verso le località più remote e meno redditizie).

SPIAGGE. Fine alle dinastie familiari nelle concessioni demaniali dei litorali: avranno una durata massima di 4 anni e saranno prorogate automaticamente. I gestori di stabilimenti balneari dovranno partecipare a gare pubbliche in base ai criteri dell’offerta più vantaggiosa. I vecchi gestori conservano un diritto di prelazione ma dovranno adeguarsi all’offerta che risulta vincente nella gara.

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