Mentre in Italia tiene banco la questione dei negozi chiusi la domenica e durante i giorni festivi, nel resto d’Europa il modello di regolamentazione degli orari lavorativi e delle aperture domenicali varia da paese a paese.
Secondo una pubblicazione del centro studi Bruno Leoni, in 16 dei 28 Stati membri dell’Unione europea non è presente alcuna limitazione di orario o apertura domenicale. Germania e Francia applicano divieti rigidi per quasi tutte le attività commerciali nei giorni festivi. In Austria restano chiusi, tranne che nelle zone turistiche. In Ungheria, Portogallo e Svezia, le saracinesche sono sempre alzate. Altre nazioni invece concedono deroghe ed eccezioni.
DECRETO SALVA ITALIA – In Italia è attualmente in vigore il decreto-legge n. 214/2011, il cosiddetto Salva Italia, il cui articolo 31 aveva liberalizzato l’apertura dei negozi, lasciando agli esercenti totale autonomia. Dopo le proposte di legge di Lega e M5S, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha annunciato che “entro l’anno verrà approvata la legge che impone lo stop nelle domeniche e nei festivi ai centri commerciali, con delle turnazioni e l’orario che non sarà più liberalizzato, come fatto dal governo Monti”.
COSA SUCCEDE IN EUROPA – In nessun Paese il lavoro domenicale è totalmente proibito, e anche in nazioni come Grecia, Germania e Francia, che presentano maggiori limitazioni, sono presenti alcune eccezioni e deroghe. Malta, Ungheria, Finlandia e Danimarca hanno introdotto e successivamente abolito le restrizioni sul lavoro domenicale.
In generale, l’unico vincolo posto dall’Unione europea, contenuto nella direttiva sull’orario di lavoro (2003/88/EC), è quello di concedere al dipendente un giorno di riposo dopo sei di impiego, che però non necessariamente deve cadere in un festivo.
FRANCIA E GERMANIA – In Francia vige il principio del riposo domenicale per dipendenti. Solo i negozi detenuti dai proprietari possono liberalmente rimanere aperti. Le eccezioni prevedono i negozi alimentari, mentre il riposo domenicale è concesso a partire dalle 13. Per i dipendenti che lavorano per i negozi più grandi di 400 metri quadrati, la remunerazione è aumentata del 30%. I negozi non alimentari, invece, hanno la possibilità di aprire previa decisione del sindaco. In questo caso la remunerazione è doppia.
In Germania i negozi restano chiusi la domenica e durante i festivi ad eccezione di panetterie, fiorai, giornalai, negozi per la casa, musei, stazioni ferroviarie, stazioni di servizio, aeroporti e luoghi di pellegrinaggio.
16 STATI SENZA LIMITI DI ORARI – Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Italia (per ora) prevedono tutte la liberalizzazione totale degli orari, senza alcuna restrizione. In Danimarca non c’è alcuna restrizione per le aperture domenicali ma durante le maggiori festività (Natale e Capodanno) i negozi devono chiudere entro le 15.
I PAESI CON ALCUNE RESTRIZIONI – Il Lussemburgo prevede aperture domenicali solo tra le 06.00 e le 13.00, con un orario prolungato per panetterie, macellerie, pasticcerie, chioschi e negozi di souvenir (6.00-18.00). In Spagna, ciascuna Comunità autonoma stabilisce il numero totale di domeniche di lavoro annuali autorizzate. Attualmente, la maggioranza delle comunità autonome stabilisce 10 domeniche/feste nazionali di apertura. Infine, nel Regno Unito, si applicano alcune restrizioni di orario solamente per negozi di grandi dimensioni.
Leggi anche:
Negozi chiusi la domenica, a rischio 40mila posti di lavoro
Negozi chiusi di domenica, la proposta di legge