Né Facebook né Twitter: il futuro delle App è garantire l’anonimato

E' autentico boom delle applicazioni che permettono di comunicare "nell'ombra"

Dopo oltre 10 anni in cui la voglia di apparire l’ha fatta nettamente da padrone su piattaforme social come Facebook e Twitter, il prossimo futuro sarà di quelle applicazioni che salvaguarderanno invece la privacy e l’anonimato degli utenti. Lo testimonia l’ultima ondata di app che presto, sulla scia del boom di Whisper, colpirà anche il mercato italiano. Si tratta di ibridi anonimi o semianonimi, a metà strada fra social network e programmi di messaggistica istantanea, realizzati per raccontare paure, segreti, verità scomode o per prendere di mira il prossimo senza l’associazione ad una precisa identità o ad uno pseudonimo. Un modello in bilico fra lo sfogatoio e una riunione degli alcolisti anonimi.
 
LE NOVITA’ – Oltre all’ormai famosissimo Whisper, spiccano sul mercato Secret e Social Number (che però non è un’app) da una parte, Telegram, Confide, Popcorn e Wut dall’altra. Sono le più scaricate degli ultimi mesi insieme al fantasmino giallo di Evan Spiegel, Snapchat, inattaccabile leader del settore con i suoi 400 milioni di messaggi quotidiani. Wut assomiglia invece più a un gioco, e consente di inviare messaggi anonimi ad una cerchia di amici di Facebook. Telegram è una chat che funziona grosso modo come Whatsapp, ma a differenza di quest’ultima i messaggi sono criptati e fra le altre opzioni consente di programmarne l’autodistruzione dopo la lettura. In Popcorn l’utente decide con chi chattare – sempre senza nome – in base a chi trova nei dintorni. Ma anche quando tocca i contenuti. Su Confidei blindatissimi messaggi si svelano passando il dito sul display, per evitare il rischio screenshot, e si autodistruggono appena letti. Come in Peek, Backchat e altri servizi simili.
 
IL CAMBIO DI PARADIGMA – E’ evidente che si tratti di una nuova era delle piattaforme sociali. Non che prima il Web fosse un libro aperto. Ma ora, dopo aver sperimentato la socialità online in ogni sua edonistica sfumatura, lo schema si sta decisamente capovolgendo. Il paradigma di oggi è effimero, casuale e temporaneo. Anzitutto quando riguarda l’utente, al quale non è più richiesta alcuna procedura di log-in né la creazione di un profilo personale.
 
I RISCHI – Tutto ciò preoccupa non poco soprattutto per quanto riguarda il variegato mondo degli adolescenti, i soggetti più a rischio di fronte a cambiamenti di questo tipo. "L’anonimato assoluto in Rete non esiste, l’utente lascia sempre delle tracce – spiega Antonello Soro, presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali – la mancanza di autenticazione non esclude la possibilità di risalire all’identità di chi naviga online, rende solo più complesso il lavoro per magistratura e Polizia. Con questi nuovi social network anche i rischi per i minori sono ancora più forti: il fatto che una foto o un messaggio si cancellino dopo qualche istante non mette al riparo da utilizzi abusivi, e i rischi di cyberbullismo si moltiplicano".

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