Napoli pulisce il bilancio e scopre un buco da 850 mln. I Comuni e il boomerang dei crediti ‘dubbi’

De Magistris dà il buon esempio e 'sgonfia' le entrate del Comune, scoprendo un gigantesco rosso di cassa. Non solo Napoli: tagliando i residui attivi i bilanci di numerosi comuni non quadrano più

A Napoli, il primo rendiconto di bilancio redatto dall’amministrazione del sindaco Luigi de Magistris fa emergere oltre 850 milioni di euro di disavanzo. Il gigantesco passivo, si sottolinea in una nota del Comune, è il frutto di una “operazione verità” che ha portato allo stralcio di 874 milioni relativi a “crediti di dubbia esigibilità” che erano stati inseriti in bilancio negli anni scorsi e che continuavano a essere riportati (come i proventi delle multe e le tasse rifiuti).

Spending review e residui attivi
L’operazione voluta dal Sindaco di Napoli è in linea con le misure previste dalla spending review per le amministrazioni locali. I comuni infatti hanno l’obbligo di accantonare fra le spese, una quota dei residui attivi di dubbia e difficile esazione. La norma impone agli altri enti locali di svalutare del 25% i residui attivi accumulati sino ad oggi. Con conseguenti difficoltà a far quadrare i bilanci locali, abituati da troppo tempo a ‘gonfiare’ il lato delle entrate.

Il prezzo della pulizia
Il sistema si protrae da anni, di Giunta in Giunta, e non riguarda solo il capoluogo partenopeo. Le entrate dei Comuni si tengono alte artificiosamente, inserendo nel bilancio incassi fittizi, frutto di riscossioni assai improbabili. E la pulizia costa cara, poiché produce ammanchi vertiginosi sulle già provate casse comunali. A Napoli, con la cancellazione dei crediti dubbi, Fitch ha valutato che il debito dell’amministrazione ammonta a 1,6 miliardi di euro, pari al 120% delle entrate.

Non solo Napoli
La fotografia nazionale dei comuni al 2010 (ultimo anno disponibile) mostra, a fronte di un totale di residui attivi correnti di 15,6 miliardi, un ammontare di residui attivi con anzianità superiore a 5 anni, per entrate tributarie ed extratributarie, pari a 2,3 miliardi (15 per cento). I residui attivi, cioè i crediti non riscossi, sono anche alla base del collasso del bilancio della regione Sicilia, come ha certificato al Corte dei Conti. Cifre che che si trascinano di anno in anno e che toccano il valore record di 15,7 miliardi. Tra le città più esposte, oltre a Napoli c’è Palermo, seguita a ruota da Reggio Calabria.
Ma anche il nord ha le sue “eccellenze”. I bilanci di Alessandria sono a rischio default e il capitolo più incriminato è proprio quello dei crediti dubbi. A fronte di un disavanzo stimato dalla Corte dei Conti per 37 milioni di euro, vanno calcolati altri 7 milioni di euro alla voce “crediti inesigibili”.

Deficit pubblico e Patto ‘capestro’
Molti comuni, a seguito della svalutazione dei residui attivi saranno costretti a dichiarare il “vero”, cioé un effettivo disavanzo. Un deficit che rischia di infrangere le soglie stabilite dal Patto di stabilità. Le conseguenze rischiano di soffocare ulteriormente lo sviluppo della città: il Patto di stabilità impone un limite tassativo nei pagamenti, soprattutto per quanto riguarda i lavori pubblici. Di conseguenza si potrebbe verificare la situazione di un Comune che potrebbe avere le risorse finanziarie per realizzare nuove opere, ma di fatto, non può farle eseguire in quanto, successivamente, non potrebbe pagarle perché tenuto al rispetto dal limite imposto dal Patto di stabilità.

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