Mutui subprime: il danno del mattone

Bush interviene con misure che tutelano gli insolventi, i mercati sono ottimisti, pur rimanendo all'erta. Ma come hanno fatto i crediti a sfuggire di mano?

I mercati rispondono con ottimismo, ma la tensione causata un mese fa dal crack dei mutui cosiddetti subprime non si è ancora allentata, al punto da costringere l’amministrazione Bush a intervenire con misure che tutelano gli insolventi.

La Federal Housing Administration, infatti, presenterà oggi una serie di proposte per aiutare le decine di migliaia di americani rimasti indietro nei pagamenti dei mutui immobiliari di almeno tre mesi. In particolare dovrebbe correggere i programmi di ammortamento per permettere a circa 80mila proprietari di casa di accedere a ulteriori forme di credito.

Ma come è stato possibile che da un giorno all’altro Wall Street si sia accorta che in America ci sono troppi “mutuatari insolventi” e abbia mandato in tilt i mercati di mezzo mondo?

In realtà esistono ragioni pregresse, rintracciabili in quella mutazione genetica che ha profondamente trasformato il business dei prestiti per la casa negli ultimi vent’anni. I “tarli” del sistema era tempo che lavoravano sotto banco (o per meglio dire, sotto banca), trovando fertile terreno nella deregulation che ha abbattuto le barriere tra i soggetti operanti sui mercati.

In pratica, cosa è cambiato? Una volta erano le banche ad assumersi i rischi dei prestiti concessi ai propri clienti, pertanto gli isitituti di credito potevano sempre avere il polso della situazione. Oggi è diverso: grazie a un articolato sistema di cartolarizzazioni i crediti delle banche vengono spezzettati, impacchettati e spediti attraverso società apposite (le Svp, Special Purpose Vehicle ) ad altri fondi e ad altre banche, che a loro volta trasferiscono il tutto sul mercato sotto forma di obbligazioni, al fine di recuperare in tempi brevi l’ammontare versato per l’acquisto del credito stesso.

In tal modo i controlli sulla solvibilità dei debitori sono stati trascurati perché l’istituto che emetteva il mutuo sapeva che avrebbe facilmente spalmato il prestito e rischi a esso connessi sul mercato.
I trucchi poi per rendere appetibili quei bond che contengono debiti ad alto rischio non mancano e fanno sì che finiscano senza troppe difficoltà nei portafogli del mercato globale.

La situazione avrebbe potuto proseguire senza grandi clamori, planando sull’onda del consumo facile (motore della crescita economica), alimentato dalla facoltà del cittadino e delle aziende Usa di indebitarsi a dismisura.
Ma la caduta dei prezzi del mercato immobiliare ha innescato la miccia: la casa improvvisamente valeva assai meno del mutuo acceso per il suo acquisto e il mutuatario insolvente rischiava di lasciare un “buco” di entità ben superiore al valore dell’immobile.

I primi a saltare sono i fondi ad alto rischio, come gli hedge fund, ma anche banche come Paribas sono costrette a sospendere il calcolo del valore e i riscatti di tre fondi che investono in Asset backed securities (o Abs, strumenti finanziari emessi a fronte di operazioni di cartolarizzazione di crediti), e tra le vittime vi sono anche tanti prudenti investitori all’oscuro di tutto.

La crisi, teoricamente localizzata in un mercato circoscritto, si allarga velocemente dall’America al mondo, sull’onda del panico che furoreggia nelle Borse, e la parola d’ordine diviene “vendere, vendere, vendere”. L’effetto domino del ribasso a oltranza colpisce indistintamente le mele marce quanto i titoli che godevano di buona salute: l’improvvisa fame di liquidità porta a vendere i prodotti che garantiscono la resa migliore, come spinge a liberarsi al più presto dei prodotti finanziari “avariati”.

Se una farfalla batte le ali a Pechino, cambia il tempo a New York. Ovvero, se John non paga la casa nell’Iowa? si scatena un uragano a Piazza Affari. 

Laura Ferrari

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