Mutui, tassi in risalita? Ora si può passare al fisso. Per legge

Per le famiglie meno abbienti una possibilità per mettersi al riparo da rate future troppo pesanti. Ma non per tutti è conveniente

Ormai da qualche tempo tira una brutta aria per chi ha un mutuo a tasso variabile. Un mese fa la Bce, dopo quasi due anni in cui il costo del denaro in Europa è rimasto inchiodato al suo minimo storico, ha alzato il tasso ufficiale di 0,25 punti, portandolo a 1,25. L’euribor, il tasso a cui le banche si prestano denaro tra di loro, preso a a riferimento di quasi tutti i mutui variabili, ne ha risentito subito. Il tasso interbancario a 3 mesi è salito 1,402%, il livello più alto dall’aprile 2009.

Tutto questo naturalmente si riflette sulle rate mensili delle famiglie, molte delle quali potrebbero pensare di passare a un più tranquillo tasso fisso. Ma la rinegoziazione del mutuo non è sempre facile: se non è già prevista per contratto, le banche non sono obbligate a concederla. E se lo fanno possono stabilire le condizioni che vogliono.

Ma non sarà più così, almeno per qualcuno. Col decreto sviluppo, appena approvato dal governo, sarà introdotto l’obbligo di rinegoziazione per la banca e l’applicazione, in sostituzione, di un tasso prefissato. Si potrà anche concordare l’allungamento della durata per ridurre il peso della singola rata mensile.

Solo per le famiglie in difficoltà economiche

Non si tratta però di un’agevolazione generalizzata. Per ottenere la rinegoziazione obbligatoria del mutuo devono ricorrere alcune condizioni:

  il mutuo non dev’essere, in origine, superiore ai 150mila euro,
  dev’essere a interamente variabile (sono quindi esclusi i mutui a rata costante o quelli col cap),
  la famiglia deve avere un indicatore Isee (situazione economica equivalente) massimo di 30mila euro,
  non devono esserci ritardi nel pagamento delle rate,

Il decreto stabilisce anche una scadenza: le richieste dovranno essere presentate entro il 30 aprile 2012. Contiene inoltre una serie di aggiustamenti in materia di surroga.

Le condizioni di cambio

Ricorrendo questi requisiti si potrà chiedere un mutuo a rata fissa calcolata sulla base del tasso Irs della stessa  durata di quella residua del mutuo. Lo spread, cioè il ricarico della banca, dovrà essere quello del mutuo originale.  Per ridurre le rate si potrà anche chiedere l’allungamento per un massimo di 5anni se la durata residua del mutuo non supera i 25 anni.

Non sempre conveniente

Non è facile valutare la convenienza o meno di questa operazione. Passare da un variabile a un fisso significa che nell’immediato la rata aumenta, anche di tanto. Per quanto in rialzo, infatti, l’euribor è sensibilmente più basso dell’Irs (1, 40% contro 3,94% per l’Irs a 20 anni). Si può decidere di pagare di più subito per mettersi al riparo da probabili aumenti futuri. Nella scelta di cambio conta quindi, innanzitutto, la durata residua del mutuo: se mancano pochi anni non conviene. Il resto sono perlopiù motivazioni di tipo psicologico legate anche alle condizioni economiche della famiglia attuali e prevista.

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