Mutui, spread ai massimi. Una bomba a orologeria da disinnescare

Con l'Euribor ai minimi i mutui di oggi reggono un ricarico pesante delle banche. Ma quando il costo del denaro salirà le rate esploderanno. C'è chi vuole fermare il timer

Qualcuno dovrebbe bloccare il timer prima che la crisi dei mutui ci scoppi tra le mani. A creare la miscela esplosiva ci sono due fattori: il costo del denaro ai minimi storici e lo spread della banche ai massimi. Il primo, in questo caso, è rappresentato dal tasso Euribor (cioè l’interesse che le banche europee applicano sui prestiti tra loro): quello a 3 mesi, preso a riferimento per i mutui variabili, è crollato allo 0,99%. Il secondo invece è il ricarico della banca, cioè la differenza tra quanto il mutuo costa a lei e quanto costa a noi: un ricarico che va dal 3 al 5%.

Con questa composizione per ora la situazione tiene: chi stipula un mutuo a tasso variabile alle migliori condizioni paga alla banca il 4,5% (e il 6% per il tasso fisso). Per oggi. Ma il conto alla rovescia è già iniziato e quando il costo del denaro tornerà a salire i mutui aperti adesso esploderanno.

L’esplosione delle rate

Facciamo delle ipotesi di aumento della rata mensile riferite a un mutuo da 100mila euro:

 Aumento dell’Euribor Durata mutuo: 20 anni
Durata mutuo: 30 anni
 • 2 punti (3%) + 150 euro + 160 euro
 • 3 punti (4%) + 240 euro + 250 euro

Il guaio è che non si tratta di ipotesi fantascientifiche nella prospettiva di una ripresa economica (sia pur lenta, ma con tutta probabilità più rapida dell’estinzione di un mutuo ventennale…) e del conseguente aumento del costo del denaro. Basti ricordare che nell’autunno del 2008, alle soglie della grande crisi finanziaria dei mutui sub-prime,  l’Euribor trimestrale era al 5,55%. A quei livelli, e con lo spread attuale, per il mutuo potremmo arrivare a pagare il 10% di interesse.

Qualche timido segnale di ottimismo

Una riedizione della crisi dei mutui del 2008 in salsa europea è in parte scongiurata dal fatto che di mutui se ne fanno molti meno. Ottenere un mutuo oggi è un’impresa: viene concesso solo a clienti conosciuti, con una solvibilità di ferro (cioè un rapporto tra rata e reddito massimo del 30%, che significa che per un mutuo da 1.000 euro al mese bisogna guadagnarne almeno 3.500) e per importi che non superano il 50-60% del valore dell’immobile. In questo caso il credit crunch ha – si fa per dire – qualche vantaggio perché non distribuisce a pioggia mutui che rischiano di non poter essere ripagati.

Ma qualcuno sta cominciando a pensare di disinnescare la bomba. Ci sono già i primi segnali di inversione di tendenza del caro-mutuo dopo 10 mesi di rialzi consecutivi. Ha cominciato una banca (Cariparma) lanciando la “Campagna Mutui casa 2012” con un plafond di 2,5 miliardi di euro e portando il suo spread – pare – al 2,6%, cioè 40 punti-base di riduzione. Stando alle indiscrezioni sarebbe solo l’inizio e potrebbe partire un effetto domino al ribasso. D’altronde è nell’interesse delle stesse banche che, è bene ricordarlo, “campano” da sempre prestando denaro. (A.D.M.)

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