Mutui, in Italia i più cari d’Europa

Un mutuo venticinquennale di 150mila stipulato a settembre da noi costa 9mila euro in più che negli altri paesi dell'Eurozona

Lo stesso mutuo stipulato in Italia o in Francia (o in altri paesi dell’Eurozona) può avere un costo molto diverso. Fino a 9mila euro di scarto. A svantaggio nostro, manco a dirlo. Perché da noi, a parità di importo richiesto, si può essere incatenati alle rate per un anno in più.

Lo denuncia l’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, nel rapporto “Il credito nel settore delle costruzioni in Italia”. L’associazione ha fatto una stima partendo dai mutui alle famiglie praticati dalla Banca Centrale Europea. Queste le caratteristiche del mutuo preso a riferimento:

  importo richiesto: 150.000 euro,
  durata del rimborso: 25 anni
  data di sottoscrizione: settembre 2010.

A queste condizioni un mutuo stipulato in Italia costa 9mila euro in più rispetto agli altri paesi dell’area euro. “E’ come se le famiglie italiane pagassero per 12 mesi in più rispetto a quelle europee”, sottolinea il rapporto.

Il mattone italiano è più pesante

La colpa è del differenziale tra i nostri tassi di interesse e quelli dell’area euro: mentre in Europa a settembre i tassi medi sui mutui erano al 3,74%, in Italia la media era al 4,1%, con una differenza dello 0,36%. Un differenziale che solo ad agosto, era quasi doppio (0,69%) e che avrebbe portato a pagare ben 17mila euro in più per un mutuo stipulato un mese prima. Lo scarto Italia-resto d’Europa si è ridotto ma stenta a sparire.

Secondo L’Ance c’è una “resistenza a scendere dei tassi rispetto all’Irs 10 anni (il tasso base di indicizzazione). E gli italiani non solo pagano rate più salate, ma spesso sono costretti ad assumersi rischi poiché i tassi maggiormente richiesti dalle famiglie sono il fisso e il variabile con il cap“. Ma dal momento che la metà dei mutui erogati dalle banche è a tasso variabile e che “le aspettative sui tassi sono al rialzo, da tempo si esprimono dubbi su questo comportamento che mina la solidità del mercato”.
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Le condizioni del mercato – continua l’Ance – non giustificano certo questo comportamento delle banche italiane. Infatti “la rischiosità delle famiglie italiane è rimasta molto bassa dall’inizio della crisi a oggi, al contrario di quanto accaduto in molti Paesi europei, caratterizzati da un forte indebitamento individuale”.

Un problema che sta molto a cuore ai costruttori perché rappresenta un grosso ostacolo alla ripresa del mercato immobiliare. (A.D.M.)

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