Mutui come pensioni, spread alle stelle per pagare i vantaggi dei vecchi mutuatari. Come difendersi

Il margine della banca per chi accende un mutuo oggi per l'acquisto dell'abitazione è molto più alto rispetto a qualche anno fa. I motivi e i consigli per sopravvivere al caro mutui

Esiste uno spread che non accenna a diminuire, anzi, che negli ultimi anni è cresciuto a dismisura. E incide direttamente sulle tasche del popolo dei mutuatari. E’ lo spread bancario, che corrisponde alla differenza tra il costo del denaro per una banca e il costo di un mutuo o prestito per il cliente. In altre parole il ricarico (margine) che la banca applica al cliente sul tasso di riferimento (es Euribor, Euris).

Oggi lo spread Btp-Bund segna quote basse (sotto i 320 punti), il mercato dà segni di distensione, gli indici Euribor (che sommati allo spread applicato dall’istituto, determinano il calcolo dei tassi della maggior parte dei mutui a tasso variabile) si mantengono ai minimi storici. Eppure lo spread per alcune banche è ulteriormente aumentato.

Alcuni istituti, segnala un’indagine del Centro ricerca e tutela comnsumatori e utenti (CRTU) avevano già alzato a dismisura lo spread portandolo oltre il 4% (Mps, Unicredit). «Un “buon” spread – spiega il Crtcu – si aggira oggi intorno al 2,50%, ma quasi tutte le banche esaminate non scendono sotto la soglia minima di tasso variabile del 3%». E non accennano a diminuire.

Le banche, che fino a a prima della crisi dell’Eurozona concedevano prestiti ipotecari  per la casa con lo spread inferiore all’1%, oggi applicano ricarichi assai elevati. In pratica, i mutuatari di oggi pagano i vantaggi concessi dalle banche a chi ha acceso un mutuo qualche anno fa.
Succede come per le pensioni, dove ai giovani verranno versate pensioni minime con calcolo contributivo mentre oggi pagano quelle ben pù generose liquidate con il metodo retributivo ai lavoratori della generazione precedente.

Come mai questo accade? Lo spiega Vito Lops su Il Sole 24 ore, che riporta il parere di alcuni esperti del settore secondo i quali «La maggior parte dei mutui a tasso variabile che le banche hanno concesso prima del 2011 sono praticamente in perdita. Questo perché tutti coloro che hanno stipulato un mutuo indicizzato all’Euribor o al tasso Bce prima della crisi stanno pagando tassi finali (spread + Euribor) bassissimi, anche inferiori all’1%. Si sta verificando una situazione paradossale: gli istituti pagano all’ingrosso il 6-8% per avere capitali e incassano al dettaglio l’1% dai vecchi mutui».

Come difendersi da un mercato che penalizza in modo così determinante chi ha necessità di accendere un finanziamento? Il consiglio è di stipulare un mutuo che offra la possibilità di  rinegozazione (che non è scontata). A costo di partire con uno spread più alto. L’opzione di rinegoziazione gratuita può essere l’asso da giocare non appena gli spread inizieranno a scendere.

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